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La Parisienne di Cafebabel.com

Parigi, capitale francese ma da un punto di vista europeo per favore...

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Thursday, April 10 2008

L’Europa e il piccolo schermo



Sembra che le trasmissioni televisive francesi dedicate all’Europa si siano date una parola d’ordine comune: concretezza! Analizziamo quindi qualche trasmissione che si occupa di Europa.



Francesi e tedeschi per una trasmissione sull’Europa: una ricetta vincente?

Quando pensiamo all’Europa in televisione, ci viene quasi subito in mente Arte, la rete franco-tedesca. Oltre ai due telegiornali quotidiani dedicati all’attualità europea, la rete propone un magazine che si chiama Zoom Europa. Come voce di questa trasmissione, Arte ha scelto quella di un personaggio noto agli affezionati di France Inter: Bruno Duvic, che lì presenta il telegiornale del mattino. E’ il presentatore stesso, sul sito internet della trasmissione, a spiegarne il tono: “Cercheremo di evitare un linguaggio stereotipato e pesante, i termini tecnici incomprensibili”. La trasmissione affronta, ogni settimana, con tono disteso, temi diversi come il “freefight”, il mercato degli animali da compagnia o la prevenzione dell’AIDS in Estonia, nell’ambito del week end del “Sidaction”. Zoom Europa, ovvero quando l’Europa si interessa di tutto!

Qui, le dichiarazioni degli invitati mettono un po’ di pepe ai reportage

Passiamo quindi a esaminare la LCP (La chaine parlementaire), un canale abituato a illustrare per immagini le decisioni prese dalle istituzioni. Innanzitutto, notiamo che i redattori di questo programma affermano le loro idee con caparbietà: le rubriche si intitolano “temi implicati”, “temi importanti” o “temi pertinenti”!. Il 10 marzo, un reportage sulla ratificazione del Trattato di Lisbona da parte del Parlamento europeo si è presentato in una veste stile serie tv americana con una musica d’accompagnamento inquietante e un orologio sullo schermo stile “24”. Ecco come rendere accattivante, senza dubbio, una seduta notturna dell’Assemblea Nazionale. Forse anche “troppo”? Dovremmo sapere cosa vogliamo! Poi la presentatrice ha lanciato il ritratto di una giovane regista radiofonica e televisiva che “vuole dare un po’ di sostanza e di glamour all’Europa”. E via allo zoom su un indiavolato flamenco per mostrare “quanto c’è di più erotico” in Europa: ecco come far impennare gli ascolti! Seriamente, l’asso nella manica di questo programma è senz’altro la presenza di ospiti che commentano i reportage, ampliando il dibattito.

E la televisione pubblica?

Tutto ciò è molto positivo, ma che ne è della televisione pubblica? Su France 2 abbiamo avuto “Union libre”, presentata da Christine Bravo, che trattava temi legati all’Europa con leggerezza e senza dare troppo peso alla politica. L’idea era semplice: rappresentanti dei diversi paesi membri discutevano intorno ad un tavolo delle tradizioni culinarie e delle iniziative stravaganti dei rispettivi paesi. C’era spazio anche per i sondaggi, per sapere in quale paese c’era il maggior numero di animali da compagnia o dove si mangiava più pizza. Insomma, un programma leggero come tanti altri, ma con la specificità di proporre una panoramica dell’Europa o piuttosto degli europei. Il programma è stato però tolto dal palinsesto. Ospite di “Plus Clair”, su Canal +, Jean-François Copé (che è a capo di una commissione che indaga il futuro della televisione pubblica) ha addirittura sostenuto che, all’inizio di marzo, non c’era più nemmeno un programma dedicato all’Europa sui canali pubblici francesi. Ma non aveva tenuto conto di “Avenue de l’Europe”. Questa trasmissione settimanale di dieci minuti affronta ogni volta un tema generale come lo sviluppo sostenibile o l’aborto. Vengono poi messi a confronto esempi tratti dalla realtà dei vari paesi membri per mostrare le possibili soluzioni ad una problematica generale. Così, in una puntata dedicata all’obesità, la presentatrice, Véronique Auger, ha annunciato che in attesa di un progetto europeo (sul controllo delle etichette alimentari), vari reportages ci avrebbero presentato le diverse misure messe in atto nei paesi membri dell’Unione. Un programma breve e dinamico, in onda ogni sabato prima delle 8 di sera.

E se quello che manca fosse un programma basato sul dibattito?


Vanno dunque in onda una serie di programmi costruiti su reportages che vogliono spiegare questioni di carattere europeo o mostrare una pluralità di punti di vista. Jean-François Copé, interpellato, ha però citato France Europe Express, una trasmissione oggi sparita dai nostri schermi. Per un’ora e mezza, Christine Ockrent, aveva in studio un ospite che doveva sostenere un contraddittorio con altri. Forse è quello che manca oggi: un programma che proponga opinioni diverse e forti prese di posizione per rivitalizzare il dibattito europeo in Francia. Ricordiamoci del fermento di idee che era nato intorno al progetto del trattato costituzionale!


Haude-Marie Thomas

Traduzione: Laura Bortoluzzi

Il blues del calcio francese

Secondo Bernard Laporte, segretario di Stato allo sport, una delle prime cause del malessere nel calcio francese si chiama deficit finanziario. “E’ sul piano economico che siamo penalizzati” ha dichiarato l’ex allenatore della nazionale francese ai giornalisti di Téléfoot.

Un miliardario per il Chelsea

Mentre gli investitori stranieri si buttano sui club di calcio europei come il miliardario russo Roman Abramovitch per il Chelsea, oppure i fondi di pensione americani per il Manchester, pochi sono i capitali stranieri ad essere attratti dalla Francia. Non sono i club che rifiutano gli investitori stranieri. Sono loro che non s’interessano a noi” prosegue Bernard Laporte, “perché, quando vedono i nostri incassi e le condizioni nelle quali si svolgono le nostre partite, preferiscono mille volte andare a investire in Spagna o in Inghilterra.” Effettivamente, i bilanci dei club francesi sono di tre volte inferiori a quelli dei club europei di stesso livello. Uno studio di auditing sul fatturato dei club europei dello studio Deloitte classifica ai tre primi posti il Real Madrid (con 351 milioni di euro), il Manchester United (con 315) ed il FC Barcellona (con 141), mentre il primo dei club francesi, l’Olympique Lyonnais, arriva soltanto al tredicesimo posto con 141 milioni di euro e l’OM di Marsiglia è solo al diciannovesimo con 99 milioni. Sarà dovuto alla fiscalità, più pesante in Francia, o ancora al fatto che una clausola di solidarietà per i club minori è inclusa sui benefici televisivi, il fatto è che i club francesi risultano meno attrattivi. I primi a confermarlo sono i giocatori: Robert Pires, che ha passato gran parte della sua carriera all' Arsenal (Regno Unito) lo conferma davanti alle telecamere di Téléfoot: “E’già difficile ritornare -in Francia-, sul piano sportivo, ma, sul piano finanziario… non è proprio possibile” … In serie A, abbiamo il migliore esempio col Paris Saint Germain, spesso preso di mira dai Guignols dell’Info” su Canal +. L’ex allenatore del PSG, Luis Fernandes spiega le ragioni della debacle parigina nel quotidiano sportivo Direct Plus del 27 marzo 2008: “ E’ un club giovane, bisogna precisarlo. Con i primi titoli e con l’arrivo di Canal + abbiamo iniziato a crescere a livello europeo. In quel momento, non abbiamo costruito delle basi solide.” Aggiunge poi laconico: “Anno dopo anno la situazione è peggiorata. Non abbiamo saputo rafforzarci al livello della formazione. Abbiamo sopratutto cambiato allenatori e presidenti e pensato di più a vendere e comprare giocatori.”

Club versus equipe nazionale

Come poter competere con gli inglesi che ricevono compensi tre volte più alti della media dei francesi? Anche se alcuni club come l’Olympique de Lyon tentano di diversificare facendosi quotare in borsa o con un marchendising più spinto (maglie, saloni di parrucchieri o anche scuole guide) , queste iniziative rimangono minoritarie. Ad Eric Besson, nuovo segretario di Stato alla prospettiva, è stato affidato il compito importantissimo di occuparsi della competitività del calcio francese! Eppure la situazione non è così nera. La Francia possiede una buona rete di centri di formazione dove, ogni anno, vengono scoperti le future vedette del calcio francese e forse europeo. D’altronde, club come Cannes, Auxerre, Lyon o ancora Monaco hanno svelato il talento di giocatori come Zinedine Zidane, Thierry Henry, Franck Riberi o Karim Benzema quando erano ancora adolescenti. Infatti “les Bleus” sono arrivati in finale nell’ultima Coppa del mondo svoltasi in Germania, si sono qualificati per l’Euro 2008 in Austria e in Svizzera allorché David Beckham ed i suoi colleghi britannici, a quella finale non potranno nemmeno accedere nel giugno prossimo.

Johara BOUKABOUS

Traduction Noelle Tomasi

Foto: Marius Hanstad/FlickR