babelblogs

hosted by cafebabel.com

La Parisienne di Cafebabel.com

Parigi, capitale francese ma da un punto di vista europeo per favore...

To content | To menu | To search

Friday, May 16 2008

L’eco-cittadino europeo, nuova futura specie ?

Questa inchiesta svolta nell’Unione europea su circa 27 000 persone evidenzia il crescente interesse dei cittadini europei per i problemi ambientali. Sembra che una presa di coscienza stia pervadendo la loro vita quotidiana, sia nel campo della sanità, che dell’alimentazione e dei trasporti, se non addirittura nell’amplificazione delle catastrofi naturali come le inondazioni. Questo ritorno di interesse è reso ancora più evidente nell’ultima inchiesta del 2004 nei recenti Paesi membri, con un aumento di 20 punti, in particolare per Cipro, l’Ungheria e la Slovenia. La nozione di “cambiamento climatico” fa la sua apparizione in modo fragoroso: il 57% degli europei interrogati insistono su questo problema come se fosse la loro maggiore preoccupazione. I cittadini europei hanno anche dimostrato una grande diffidenza verso gli OGM (Organismi geneticamente modificati). I più moderati su questo tema sono stati gli Spagnoli (31% contrari), mentre i più ostili sono stati i francesi (70% contrari).

L’impatto ambientale ha certamente una conseguenza diretta sulle preoccupazioni dei cittadini. Si può ad esempio notare che le apprensioni dei Paesi Baltici sulle problematiche idriche, e più specificamente il degrado dell’ambiente acquatico nel mare Baltico, interessa il 64% dei cittadini dell’Estonia, il 58% della Lituania e il 55% della Lettonia.

Per il 90% degli europei, la responsabilità incombe sui più importanti inquinatori ma, in parallelo, l’86% pensa avere un ruolo importante nella protezione ambientale. Al contrario, l’indifferenza nel confronto di questi problemi è sempre più marginalizzata: soltanto l’8% dei Rumeni e degli Austriaci intervistati considera la salvaguardia dell’ambiente di scarsa importanza.

Dalla teoria alla pratica

In che modo gli europei concretizzano la loro presa di coscienza? Si nota che le persone interrogate dichiarano di avere effettuato in media 2,6 azioni individuali in favore della protezione della natura nel mese passato. Questi gesti ecologisti si riferiscono per il 59% alla raccolta differenziata, per il 47% alla riduzione del consumo di energia e per il 37% alla riduzione del consumo di acqua. Tuttavia queste tre azioni possono essere qualificate come “passive”. In effetti, diversi sistemi di smistamento e di riciclaggio sono ben impiantati in numerosi paesi e possono addirittura ricevere finanziamenti come in Svezia. L’aumento dei prezzi dell’energia (gas e petrolio) può anche essere considerata come un freno al consumo.

L’azione la più citata rimane la raccolta differenziata, in particolare per l’80% dei francesi e dei Lussemburghesi. I Danesi ( 62%), i Bulgari (36%), i Maltesi (55%) ed i Rumeni (36%) mettono al primo posto dei loro gesti ecologici la riduzione del consumo di energia mentre i cittadini dei Paesi Baltici preferiscono il fatto di comprare prodotti locali (dal 30 al 49%).

Ritratto tipo dell’eco-cittadino europeo

Il 64% delle persone interrogate si limita però ad agire in modo passivo. Le donne per il 25%, e gli uomini per il 20%, effettuano qualche azione in favore dell’ecologia. E’ sorprendente che la fascia di età più attiva sia quella dei 40-54 anni. Dunque l’eco-cittadino tipo sarebbe una donna di 25 anni o più, di formazione universitaria, politicamente orientata a sinistra e dichiarandosi bene informata sui problemi ambientali.

Permane tuttavia una dicotomia tra la volontà di agire in favore dell’ambiente e i fatti concreti. Il 75% delle persone interrogate si dicono pronte, ad esempio, a comprare prodotti ecologici anche se sono onerosi, ma soltanto il 17% è passato dall’intenzione all’azione nel mese precedente. Il maggiore scarto tra volontà e acquisto lo troviamo nei Ciprioti: il 91% vorrebbe comprare ecologico ma lo ha fatto solo il 14%; il minore scarto si trova nei Danesi (l’86% contro il 41%). Queste differenze si spiegano sia per le condizioni finanziarie che per una mancanza di informazione, in particolare per l’ imprecisione delle etichette.

Sempre di più la nozione di “inquinatore-pagatore”

Il 37% degli Europei si dichiara favorevole a sanzioni maggiori tipo multa; il 33% è favorevole ad una applicazione più rigorosa delle legislazioni attuali; il 30% ad una migliore informazione e il 29% ad incentivi finanziari. Ma il più importante sembra essere, per il 67% delle persone interrogate, la necessità che siano prese a livello europeo la decisione a favore dell’ambiente. La percentuale sale sino all’82% per una armonizzazione della legislazione a livello europeo e il 78% auspica addirittura la creazione di una forza civile europea in caso di catastrofe naturale.

-Johara BOUKABOUS

Traduzione Noelle Tomasi

Ambiente: Bruxelles contrattacca

“ L’ambiente costituisce una sfida europea” ha dichiarato Daniel Cohn-Bendit, deputato europeo copresidente del gruppo Verdi/Alleanza libera europea in una intervista pubblicata nel giornale Les Echos il 27 marzo 2007. “Anche se esiste sempre una tentazione di ripiegamento nazionale quando le misure prese a Bruxelles non corrispondono esattamente agli interessi nazionali, diverse tappe sono state valicate perché andavano nel giusto, malgrado i problemi che ponevano ai singoli governi. Per esempio la direttiva sulla protezione degli uccelli migratori che risale al 1979, la direttiva Natura 2000 con l’adozione del principio di “chi inquina paga”, poi quella del principio di precauzione…”

Queste regole ambiziose hanno come finalità quella di assicurare l’indipendenza energetica dell’UE, in particolare nei confronti dei fornitori russi, iraniani e sauditi ma possono anche aprire le porte del mercato delle nuove tecnologie verdi al vecchio continente. “Se l’Unione vuole organizzare e mondializzare il dibattito sul clima, deve prendere la leadership” prosegue Daniel Cohn-Bendit. “E’ molto importante che diventi il numero uno sul piano dell’ ecologia perché questo è molto redditizio per la nostra economia”.

Ecocondizionalità?

Prima decisione: riformare il sistema comunitario di scambio di quota di emissione di CO2. Gli Stati potrebbero finanziare il sostegno alle energie rinnovabili o il rinnovamento delle vecchie costruzioni. Dopo il 2012 e la fine degli accordi di Kyoto, l’attribuzione di quote di emissione di gas ad effetto serra da parte della Commissione europea sarà più severa. L’obiettivo è di diminuire entro il 2020 queste emissioni del 21% in rapporto alle quote del 2005 per le industrie interessate.



Secondo obiettivo : moltiplicare per due gli investimenti nel settore delle energie rinnovabili. Queste ultime dovranno, a termine, soddisfare il 20% dei bisogni di energia all’interno dell’UE nel 2020 contro soltanto l’8,5% di oggi. Questa sfida richiede agli Stati un grande sforzo per diversificare le loro fonti di energia verde: il 70% dell’energia pulita proviene oggi dall’ energia idroelettrica mentre l’energia solare, eolica o la biomasse sono già disponibili. “ Nella società europea esiste un forte consenso nei confronti delle energie verdi che sono anche una garanzia per la nostra indipendenza geopolitica nei confronti dei fornitori di energia fossile” ha precisato al quotidiano Les Echos del 27 marzo 2007 Claude Turmes, relatore del progetto sulle energie rinnovabili al Parlamento europeo. “Oggi cinque paesi hanno realizzato dei success stories economiche partendo dalle energie rinnovabili, sono, la Germania, la Spagna, la Svezia, l’Austria e la Danimarca. Sono un esempio per gli altri paesi e la prova che il loro sviluppo può contribuire a conferire una nuova leadership industriale all’Europa.”

Senza dimenticare il settore agricolo: è iniziata nel 2003, una profonda revisione della Politica Agricola comune ( PAC) . La Commissione europea ha attaccato il modo di attribuzione degli aiuti agli agricoltori per spingerli alla superproduzione. Il nuovo criterio detto dell’”ecocondizionalità” è diventato ormai obbligatorio e gli agricoltori devono osservare regole di protezione ambientale se vogliono ottenere degli aiuti finanziari e non incorre in multe severe.

L’Europa riuscirà a svolgere il suo ruolo di soldato verde? La risposta nel 2020!

Foto: Andy Bahn/SXC

Anche le imprese private si lanciano nella lotta

Nell’Unione europea, le iniziative private fioriscono. Spinte dai consumatori, queste risoluzioni eco-friendly non sono adottate per puro altruismo, ma, dopotutto, non si dice solo il risultato importa?


  • dal 2006, Ikea, il gigante del mobile svedese ha instaurato un servizio di navette tra il terminus del tramway e il suo negozio di Strasburgo
  • certe assicurazioni fanno degli sconti ai clienti detentori di veicoli con debole emissione di CO2” ( GMF, Macif, Maaf…)
  • la banca britannica HSBC si è classificata prima al CERES delle banche in materia di riscaldamento climatico grazie al suo collaboratore Francio Sullivan, ex del WWF.
  • la società italiana Beneton sostiene un progetto di microcredito nel Senegal in collaborazione col musicista Youssou BN’Dour.

-Johara BOUKABOUS

Traduzione Noelle Tomasi