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  <title>La Parisienne di Cafebabel.com - Eventi</title>
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  <description>Parigi, capitale francese ma da un punto di vista europeo per favore...</description>
  <language>it</language>
  <pubDate>Wed, 18 Jun 2008 08:02:39 +01:00</pubDate>
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    <title>Nanterre 40 anni dopo</title>
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    <pubDate>Wed, 11 Jun 2008 08:58:00 +02:00</pubDate>
    <dc:creator>BabelParis</dc:creator>
        <category>Eventi</category>
            
    <description>&lt;p&gt;“Nanterre pas de rêve”: è questo lo slogan che campeggia su t-shirt e gadget vari venduti all’ingresso dell’università di Nanterre da un gruppo di studenti. Slogan quanto mai eloquente, che denuncia perentoriamente le mutate condizioni e politiche e culturali di una gioventù che quarant’anni fa scosse la Francia.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Ebbene si, per me che (devo ammetterlo) ho scelto l’università di Nanterre anche grazie al suo passato rivoluzionario, è sconfortante osservare oggi  le ceneri del tutto spente di quel famoso maggio di quarant’anni fa. Sebbene nel corse di questo mese non siano certo mancati eventi commemorativi, come mostre fotografiche e proiezioni di film (tra tutte la rassegna 196&lt;a href=&quot;http://paris.cafebabel.com/it/post/2008/06/11/8&quot; title=&quot;8&quot;&gt;8&lt;/a&gt; tenutasi dal 25 marzo al 3aprile), quel che è dato osservare da subito è una mancanza di coesione, di condivisione di ideali e di voglia di lottare che mi aspettavo invece di trovare in abbondanza nell’ex tempio della contestazione studentesca. Indifferenza, ignavia, individualismo … siamo davvero così noi giovani 40 anni dopo? Che ne è dell’eredità del 68 se neanche calpestando le sue vestigia riusciamo più a infiammarci gli animi?&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Eppure situazioni a cui ribellarsi non mancano. In Francia come in Italia la politica di destra anti-immigrazione e autoritarista- di solito invisa ai ragazzi- potrebbe senza dubbio sollevare manifestazioni che, sebbene esistenti, non sono  mai riuscite a raggiungere una forte intensità.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;strong&gt;E se fosse perché oggi stiamo troppo bene?&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Anche se la situazione internazionale potrebbe per certi aspetti essere comparabile- Vietnam come Iraq, due simboli dell’arroganza occidentale- i  modelli offerti dalla Cina di Mao o dalla Cuba del Che sono ormai tramontati. Quindi se prima si sperava nell’alternativa, oggi ci si dispera e basta.
Ma è nel quotidiano che la situazione è davvero cambiata. Nessuno oggi metterebbe in dubbio la liceità di un paio di pantaloni indossati da una donna, la contraccezione o l’aborto(beh, quasi nessuno … in Italia le cose sono più complicate!). Sono conquiste difficili da rimettere in discussione  e per le quali dobbiamo ringraziare senz’altro il ’68. Così come il nuovo diritto di famiglia in Italia, dove fino ai primi anni ’70 il “pater familias” godeva di poteri oggi impensabili su figli e moglie.
Se si levano voci di dissenso verso il sessantotto e i suoi figli, additati come ex-drogati frustrati stanchi di aver sperimentato la più completa dissoluzione; se peggio quel periodo sembra qualcosa di lontano e confuso (tanti ragazzi per strada a manifestare, ma poi per cosa?), non sarà perché abbiamo dimenticato la vita prima del ’68?&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Certo l’affresco tracciato da Bertolucci nel suo film “The dreamers” ( Inghilterra/Francia/Italia 2003)è un po’ estetizzante: il modello della vita bohemiènne di questo ambiguo triangolo amoroso rafforza lo stereotipo del ’68 ricettacolo di tutti i vizi.
Così come non lusinghiero è il ritratto di Pasolini, intellettuale italiano di quegli anni schierato a sinistra, dei giovani manifestanti “figli di papà” schierati contro poliziotti per lo più di bassa estrazione sociale,per lui  dunque i veri  emarginati(dalla poesia “Il PCI ai giovani”che gli attirò da subito pesanti critiche).&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Gli slogan “l’immaginazione al potere”, “vietato vietare”, sembrano oggi ingenui ritornelli un po’ anacronistici. Ma conservare la memoria del ’68 vuol dire anche non smettere di sognare che una generazione può influenzare il corso della storia,e quindi che anche noi Babeliani possiamo farlo!&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Alessia FARANO&lt;/p&gt;</description>
    
    
    
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    <title>Il  premio della  tolleranza</title>
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    <pubDate>Tue, 29 Apr 2008 15:31:00 +02:00</pubDate>
    <dc:creator>BabelParis</dc:creator>
        <category>Eventi</category>
            
    <description>&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;http://www.sxc.hu/pic/m/m/ma/marygober/533025_graduation_diploma.jpg&quot; alt=&quot;&quot; /&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Il premio Marcel Rudloff, giunto alla decima edizione, è stato conferito il 4 aprile scorso all’ex senatore Louis Jung. Questo riconoscimento ricompensa ogni anno  una personalità politica che si è adoperata per incentivare gli scambi tra i diversi Paesi membri dell’Unione europea.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Questo premio della tolleranza, attribuito  dall’associazione degli amici di Marcel Rudloff, dal nome dell’ex senatore-sindaco di Stasburgo (1923-1996),  quest’anno  ha voluto sottolineare l’impegno di Louis Jung “ in favore della cooperazione franco-tedesca e della pace in Europa”,  come è stato  precisato da Francis Hirn, presidente dell’Associazione e vice-direttore del giornale “Les dernières nouvelles d’Alsace”.  Louis Jung è anche presidente onorario del Consiglio dell’Europa e presidente della fondazione Robert Schuman. Definito “un grande europeo e un grande dell’Europa”, si ritrovano nel laureato di quest’anno  tutte le qualità dello spirito del premio Marcel Rudloff, cioè “la tolleranza ed il rispetto dell’avversario”.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Durante la cerimonia di premiazione, Louis Jung è apparso particolarmente commosso nel ricevere questa onorificenza,  forse anche perché porta il nome di una persona della quale era amico.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;-Johara BOUKABOUS&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Traduzione: Noelle Tomasi&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Foto: Mary Gober/Stock Exchange&lt;/p&gt;</description>
    
    
    
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    <title>Operazione seduzione per il perfido Albione</title>
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    <pubDate>Fri, 18 Apr 2008 12:32:00 +02:00</pubDate>
    <dc:creator>BabelParis</dc:creator>
        <category>Eventi</category>
            
    <description>&lt;p&gt;Era il colpo di poker di Nicolas Sarkozy. La visita di Stato nel Regno Unito doveva essere sontuosa per far dimenticare i numerosi errori di questi ultimi mesi. L'operazione è riuscita. In un certo modo...&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Il Presidente bling-bling a Windsor&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Le relazioni franco britanniche sono sempre state caratterizzate da un rispetto mutuo dove le distanze di sicurezza rimanevano rispettate con cura. La cordiale intesa del 1904 riassumeva, d'altronde, perfettamente la situazione. Bisognava risparmiare il vicino e fargli omaggio pur trovandolo volgare e spiacevole.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Il Presidente bling-bling ha cercato di cancellare questo sentimento e si è prestato con maestria all'esercizio del banchetto reale, vestito con un abito degno del Principe Alberto mentre Carla recitava alla perfezione il suo nuovo ruolo di Jackie O. Ha reso omaggio durante il suo discorso ai suoi compagni d'arme britannici e ha salutato i successi economici del regno. Il protocollo è stato osservato alla lettera dalla coppia, facendo dimenticare gli errori di gusto di Bernadette ed altri sbagli gallesi abituali. Neanche una nota stonata durante la pomposa cerimonia a Windsor e la stampa inglese è rimasta a bocca aperta.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;E' stato addirittura Gordon Brown a rendersi ridicolo perdendosi nel castello mentre gli invitati aspettavano. I tabloid si sono certo consolati pubblicando une foto di Carla nuda ma il presidente è riuscito a fare un colpo da maestro. Ha sedotto in due giorni l'opinione... Britannica!&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;strong&gt;L'Europa nelle valigie del venditore (porta a porta) Sarkozy&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Il Presidente ha avuto dunque tutto il campo di manovra necessario per la sua missione commerciale. In preparazione della presidenza dell'UE, aveva portato nelle sue valigie l'Europa della difesa. Un bel numero da equilibrista. Mentre la Francia raggiungerà la NATO il progetto di difesa europea rafforzata è valutata dal presidente come complementare all’organizzazione internazionale. Nessuno ha veramente capito, ma Gordon è sembrato essere d'accordo.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;In tanto,  Nicolas Sarkozy ha sfruttato tutte le occasioni per ricordare che il Regno Unito doveva giocare in Europa tutto il suo ruolo. Nonostante la sua insistenza, pochi hanno fatto  smorfie.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&quot;L’intesa formidabile&quot;, really?&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Tale successo politico ha i suoi motivi. La Francia e il Regno Unito stanno attraversando entrambi un periodo delicato.
Nicolas Sarkozy aveva un grande bisogno di migliorare la sua immagine e di apparire come un capo di Stato rispettabile. Una visita monarchica rappresentava una giocata di poker per il Presidente jet-set in caduta libera nei sondaggi. La partita è stata gestita abbastanza bene, senza gaffe, e con un prestigio momentaneamente (ri)trovato. Il Premier britannico ha parlato di un “intesa formidabile&quot;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Dalla loro parte, i Britannici, sono ben tristi con un Gordon Brown senza incanto, che accumula gaffe da alcuni mesi, soprannominato Mister Bean dalla stampa scandalistica e che fa fatica a ritrovare i successi degli anni Blair… Non c’è molta Carne da mettere al fuoco neanche con una famiglia reale sempre piu’ vecchia ed eredi ancora troppo verdi. La coppia Sarko-Bruni ha finalmente ricordato agli Inglesi i loro anni d’oro e quello che amano piu' di tutto: la sfilata antiquata di una coppia di carta stampata. Due altri buoni motivi per transferirsi in Francia: ora è liberale e poi si è anche dotata di una famiglia reale.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Julien de Cruz&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Traduzione: Marie Malzac&lt;/p&gt;</description>
    
    
    
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