<?xml version="1.0" encoding="utf-8"?><?xml-stylesheet title="XSL formatting" type="text/xsl" href="http://paris.cafebabel.com/it/feed/rss2/xslt" ?><rss version="2.0"
  xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
  xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
  xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/">
<channel>
  <title>La Parisienne di Cafebabel.com</title>
  <link>http://paris.cafebabel.com/it/</link>
  <description>Parigi, capitale francese ma da un punto di vista europeo per favore...</description>
  <language>it</language>
  <pubDate>Fri, 16 May 2008 07:40:51 +01:00</pubDate>
  <copyright></copyright>
  <docs>http://blogs.law.harvard.edu/tech/rss</docs>
  <generator>Dotclear</generator>
  
    
  <item>
    <title>L’eco-cittadino europeo, nuova  futura specie ?</title>
    <link>http://paris.cafebabel.com/it/post/2008/05/12/Leco-cittadino-europeo-nuova-futura-specie</link>
    <guid isPermaLink="false">urn:md5:47829fae3aae44de14f399ecf3171a8d</guid>
    <pubDate>Fri, 16 May 2008 18:10:00 +02:00</pubDate>
    <dc:creator>BabelParis</dc:creator>
            
    <description>&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;http://www.sxc.hu/pic/m/j/ja/jaylopez/917289_recycle_1.jpg&quot; alt=&quot;&quot; /&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;“La nostra casa brucia e noi guardiamo altrove”. E se  queste poche  parole pronunciate da Jacques Chirac mentre era presidente della Repubblica, durante il Terzo Summit della Terra nel 2002 a Johannesburg (Africa del Sud), non fossero più di attualità? Se i cittadini europei avessero  finalmente capito che erano anche loro responsabili dello stato della loro “casa”… I risultati di uno studio Eurobarometro del marzo scorso sugli “Atteggiamenti dei cittadini europei nei confronti dell’Ambiente” lo fa pensare.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Questa inchiesta svolta nell’Unione europea su circa 27 000 persone evidenzia il crescente interesse dei cittadini europei per i problemi ambientali. Sembra che una presa di coscienza stia pervadendo la loro vita quotidiana, sia nel campo della sanità, che dell’alimentazione e dei trasporti, se non addirittura nell’amplificazione delle catastrofi naturali come le inondazioni. Questo ritorno di interesse è reso ancora più evidente nell’ultima inchiesta del 2004 nei recenti Paesi membri, con un aumento di 20 punti,  in particolare per Cipro, l’Ungheria e la Slovenia. La nozione di “cambiamento climatico” fa la sua apparizione in modo  fragoroso: il 57% degli europei interrogati insistono su questo problema come se fosse la loro maggiore preoccupazione. I cittadini europei hanno anche dimostrato una grande diffidenza verso gli OGM (Organismi geneticamente modificati). I più moderati su questo tema sono stati gli Spagnoli  (31% contrari), mentre i più ostili sono  stati i francesi (70% contrari).&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;L’impatto ambientale ha  certamente una conseguenza diretta sulle preoccupazioni dei cittadini. Si può ad esempio notare che le apprensioni dei Paesi Baltici sulle problematiche idriche, e più specificamente il degrado dell’ambiente acquatico nel mare Baltico, interessa il 64% dei cittadini dell’Estonia,   il 58% della Lituania e  il 55% della Lettonia.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Per il  90% degli europei, la responsabilità incombe sui  più importanti inquinatori ma, in parallelo, l’86% pensa avere un ruolo importante nella protezione ambientale. Al contrario, l’indifferenza nel confronto di questi problemi è sempre più marginalizzata: soltanto l’8% dei Rumeni e degli Austriaci intervistati considera la salvaguardia dell’ambiente di scarsa importanza.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Dalla  teoria alla pratica&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;In che modo gli europei concretizzano la loro presa di coscienza? Si nota che le persone interrogate dichiarano  di avere effettuato in media 2,6 azioni individuali in favore della protezione della natura nel  mese passato. Questi gesti ecologisti si riferiscono per il 59% alla raccolta differenziata, per il 47% alla riduzione del consumo di energia e per il 37% alla riduzione del consumo di acqua. Tuttavia queste tre azioni possono essere qualificate come “passive”. In effetti, diversi sistemi di smistamento  e di riciclaggio sono ben impiantati  in numerosi paesi  e possono addirittura ricevere finanziamenti  come in Svezia. L’aumento dei prezzi dell’energia (gas e petrolio) può anche essere considerata come un freno al consumo.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;L’azione la più citata rimane la raccolta differenziata, in particolare per l’80% dei francesi e dei Lussemburghesi. I Danesi ( 62%), i Bulgari (36%), i Maltesi (55%) ed i Rumeni (36%) mettono al primo posto dei loro gesti ecologici la riduzione del consumo di energia mentre i cittadini dei Paesi Baltici preferiscono il fatto di comprare  prodotti locali (dal 30 al 49%).&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Ritratto tipo dell’eco-cittadino europeo&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Il 64% delle persone interrogate si limita però ad agire in modo passivo. Le donne per il 25%, e gli uomini per il 20%, effettuano qualche azione in favore dell’ecologia. E’ sorprendente che la fascia  di età più attiva sia quella dei 40-54 anni. Dunque l’eco-cittadino  tipo sarebbe una donna di 25 anni o più, di formazione universitaria, politicamente  orientata a sinistra e dichiarandosi bene informata sui problemi ambientali.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Permane tuttavia una dicotomia tra la volontà di agire in favore dell’ambiente e i fatti concreti. Il 75% delle persone interrogate si dicono pronte, ad esempio,  a comprare prodotti ecologici anche se sono onerosi, ma soltanto il 17% è passato dall’intenzione all’azione nel mese precedente. Il maggiore scarto tra volontà e acquisto lo troviamo nei Ciprioti: il 91% vorrebbe comprare ecologico ma lo ha fatto solo il 14%; il minore scarto si trova nei Danesi (l’86% contro il 41%). Queste differenze si spiegano sia per le condizioni finanziarie che per una mancanza di informazione, in particolare per l’ imprecisione delle etichette.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Sempre di più la nozione di “inquinatore-pagatore”&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Il 37% degli Europei si dichiara favorevole a sanzioni maggiori tipo multa; il 33%  è favorevole ad una applicazione più rigorosa delle legislazioni attuali; il 30% ad una migliore informazione e il 29% ad incentivi finanziari. Ma il più importante sembra essere, per il 67% delle persone interrogate, la necessità che siano prese a livello europeo la decisione a favore dell’ambiente.  La percentuale sale sino all’82%  per una  armonizzazione della legislazione  a livello europeo e il 78% auspica addirittura la creazione di una forza civile europea in caso di catastrofe naturale.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;-Johara BOUKABOUS&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Traduzione Noelle Tomasi&lt;/p&gt;</description>
    
    
    
          <comments>http://paris.cafebabel.com/it/post/2008/05/12/Leco-cittadino-europeo-nuova-futura-specie#comment-form</comments>
      <wfw:comment>http://paris.cafebabel.com/it/post/2008/05/12/Leco-cittadino-europeo-nuova-futura-specie#comment-form</wfw:comment>
      <wfw:commentRss>http://paris.cafebabel.com/it/feed/rss2/comments/532</wfw:commentRss>
      </item>
    
  <item>
    <title>Ambiente: Bruxelles contrattacca</title>
    <link>http://paris.cafebabel.com/it/post/2008/05/14/Ambiente%3A-Bruxelles-contrattacca</link>
    <guid isPermaLink="false">urn:md5:70beb8d43436fc3a33225fd8c6de5a9b</guid>
    <pubDate>Fri, 16 May 2008 15:08:00 +02:00</pubDate>
    <dc:creator>BabelParis</dc:creator>
            
    <description>&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;http://www.sxc.hu/pic/m/a/an/andybahn/77181_recycling_1.jpg&quot; alt=&quot;&quot; /&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;L’obiettivo è chiaro: “2 volte 20 nel 2020” . Questa è l’ambizione del “ Pacchetto energia-clima” presentato il 23 gennaio dalla Commissione europea. In concreto si tratta di ridurre le emissioni di CO2 all’interno dell’UE del 20%, e, in parallelo, di aumentare il consumo di energie rinnovabili entro il 2020. Anche se la storia dell’Europa è costellata di iniziative per la salvaguardia dell’ambiente, questo “Pacchetto energia-clima” sembra segnare una svolta nella presa di coscienza collettiva verde.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;“ L’ambiente costituisce una sfida europea” ha dichiarato Daniel Cohn-Bendit, deputato europeo copresidente del gruppo Verdi/Alleanza libera europea in una intervista pubblicata nel giornale Les Echos il 27 marzo 2007. “Anche se esiste sempre una tentazione di ripiegamento nazionale quando le misure prese a Bruxelles non corrispondono esattamente agli interessi nazionali, diverse tappe sono state valicate perché andavano nel giusto, malgrado i problemi che ponevano ai singoli governi. Per esempio la direttiva sulla protezione degli uccelli migratori che risale al 1979, la direttiva Natura 2000 con l’adozione del principio di “chi inquina paga”, poi quella del principio di precauzione…”&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Queste regole ambiziose hanno come finalità quella di assicurare l’indipendenza energetica dell’UE, in particolare nei confronti dei fornitori russi, iraniani e sauditi ma possono anche aprire le porte del mercato delle nuove tecnologie verdi al vecchio continente. “Se l’Unione vuole organizzare e mondializzare il dibattito sul clima, deve prendere la leadership”  prosegue Daniel Cohn-Bendit. “E’ molto importante che diventi il numero uno sul piano dell’ ecologia perché questo è molto redditizio per la nostra economia”.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Ecocondizionalità?&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Prima decisione: riformare il sistema comunitario di scambio di quota di emissione di CO2. Gli Stati  potrebbero finanziare il sostegno alle energie rinnovabili o il rinnovamento delle vecchie costruzioni. Dopo il 2012 e la fine degli accordi di Kyoto, l’attribuzione di quote di emissione di gas ad effetto serra da parte della Commissione europea sarà più severa. L’obiettivo è  di diminuire entro il 2020 queste emissioni  del 21% in rapporto alle quote del 2005  per le  industrie interessate.&lt;/p&gt;

&lt;pre&gt;&lt;/pre&gt;

&lt;p&gt;Secondo obiettivo&amp;nbsp;: moltiplicare per due gli investimenti nel settore delle energie rinnovabili. Queste ultime dovranno, a termine, soddisfare il 20% dei bisogni di energia all’interno dell’UE nel 2020 contro soltanto l’8,5% di oggi. Questa sfida richiede agli Stati un grande sforzo per  diversificare le loro fonti di energia verde: il 70% dell’energia pulita proviene oggi dall’ energia idroelettrica  mentre l’energia solare, eolica o la biomasse sono già disponibili. “ Nella società europea esiste un forte consenso nei confronti delle energie verdi che sono anche una garanzia per la nostra indipendenza geopolitica nei confronti dei fornitori di energia fossile” ha precisato  al quotidiano Les Echos del 27 marzo 2007 Claude Turmes, relatore del progetto sulle energie rinnovabili al Parlamento europeo. “Oggi cinque paesi hanno realizzato dei success stories economiche partendo dalle energie rinnovabili, sono, la Germania, la Spagna, la Svezia, l’Austria e la Danimarca.  Sono un esempio per gli altri paesi  e la prova che il loro sviluppo può contribuire a conferire una nuova leadership industriale all’Europa.”&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Senza dimenticare il settore agricolo:  è iniziata nel 2003, una  profonda revisione della Politica Agricola comune ( PAC) . La Commissione europea ha attaccato il modo di attribuzione degli aiuti agli agricoltori per spingerli alla superproduzione. Il  nuovo criterio detto dell’”ecocondizionalità” è diventato ormai obbligatorio e gli agricoltori devono osservare regole di protezione ambientale se vogliono ottenere degli aiuti finanziari e non incorre in multe severe.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;L’Europa riuscirà a svolgere il suo ruolo di soldato verde? La risposta nel 2020!&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Foto: Andy Bahn/SXC&lt;/p&gt;





&lt;h2&gt;Anche le imprese private si lanciano nella lotta&lt;/h2&gt;



&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;http://bp3.blogger.com/_Aqu_zzz8ogE/R7cXj-gfKVI/AAAAAAAABDM/Od4DWwqZ5bA/s400/01_AfricaWorks_double%2520page2-3.jpg&quot; alt=&quot;&quot; /&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Nell’Unione europea, le iniziative private fioriscono. Spinte dai consumatori, queste risoluzioni eco-friendly non sono adottate per puro altruismo, ma, dopotutto, non si dice solo il risultato importa?&lt;/p&gt;


&lt;pre&gt;&lt;/pre&gt;
&lt;ul&gt;
&lt;li&gt;dal 2006, Ikea, il gigante del mobile svedese  ha instaurato un servizio di navette tra il terminus del tramway e il suo negozio di Strasburgo&lt;/li&gt;
&lt;/ul&gt;
&lt;ul&gt;
&lt;li&gt;certe assicurazioni fanno degli sconti ai clienti detentori di veicoli con debole emissione di CO2” ( GMF, Macif, Maaf…)&lt;/li&gt;
&lt;/ul&gt;
&lt;ul&gt;
&lt;li&gt;la banca britannica HSBC si è classificata prima al CERES delle banche in materia di riscaldamento climatico grazie al suo collaboratore Francio Sullivan, ex del WWF.&lt;/li&gt;
&lt;/ul&gt;
&lt;ul&gt;
&lt;li&gt;la società italiana Beneton sostiene un progetto di microcredito nel Senegal in collaborazione col musicista Youssou BN’Dour.&lt;/li&gt;
&lt;/ul&gt;





&lt;p&gt;-Johara BOUKABOUS&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Traduzione Noelle Tomasi&lt;/p&gt;</description>
    
    
    
          <comments>http://paris.cafebabel.com/it/post/2008/05/14/Ambiente%3A-Bruxelles-contrattacca#comment-form</comments>
      <wfw:comment>http://paris.cafebabel.com/it/post/2008/05/14/Ambiente%3A-Bruxelles-contrattacca#comment-form</wfw:comment>
      <wfw:commentRss>http://paris.cafebabel.com/it/feed/rss2/comments/536</wfw:commentRss>
      </item>
    
  <item>
    <title>Lo sport come valore europeo</title>
    <link>http://paris.cafebabel.com/it/post/2008/05/15/Lo-sport-come-valore-europeo</link>
    <guid isPermaLink="false">urn:md5:cc8a8a358f6ffd5345b48f748715c831</guid>
    <pubDate>Thu, 15 May 2008 09:02:00 +02:00</pubDate>
    <dc:creator>BabelParis</dc:creator>
        <category>Sport</category>
            
    <description>&lt;p&gt;Sul cammino che conduce alla costruzione europea, i nostri dirigenti sono spesso in ricerca di valori federativi, nelle quali tutti si possano ritrovare. E se uno di questi fosse lo sport&amp;nbsp;? &quot;Sport e Cittadinanza&quot;, una nuova associazione franco belga si è dato l'obiettivo di radunare e di rappresentare tutti gli attori che contribuiscono allo sport cittadino di tutta l'Europa.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;L'ideatore del iniziativa è un ex funzionario europeo della direzione generale del Educazione, delle Cultura e degli Sport, Julian Japert, che a settembre del 2007 ha deciso di creare &quot;Sport e Cittadinanza&quot;, un &quot;hub&quot; europeo che avrà come campo d'azione l'Europa tutta.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Scambio di esperienze&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Unificando un valore fondamentale delle società e un'attività cara a tutti nel nome di una sola organizzazione, l'ambizione è chiara&amp;nbsp;: dare importanza al etica dello sport, troppo spesso dimenticata a causa del buisiness.
Per permettere la realizzazione di questo progetto dei piu' ambiziosi, l'associazione scomette su piu' assi. Prima di tutto, una proposta di servizi direttamente alle associazioni sportive ed algi atleti di alto livello che desiderano lavorare a livello europeo. Si tratta di facilitare i passi amministrativi e di proporre un &quot;lobbying&quot; presso le istituzioni di Brussel. Queste attività, spesso essenziali per sviluppare un iniziativa piu' importante sono nella maggior parte dei casi inaccessibili alle piccole stutture. Permetterebbe anche a tutti coloro che lo desiderano di scambiare le loro pratiche, esperienze o fallimenti con altri portatori di progetti cittadini tramite lo sport.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Riflettere sullo sport&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Al di là di quest'aspetto, l'associazione opera sopra tutto un'attività di consiglio e di riflessione presso tutti gli organismi, federazioni e associazioni che desiderano integrare l'etica alle loro attività sportive.
A un livello a volte meno accessibile al atleta di tutti i giorni, l'organizzazione di conferenze e di ateliers con grandi nomi dello sport, giornalisti, dirigenti, scienziati pluridisciplinari sul avvenire dello sport e il suo ruolo nella società è una missione del associazione franco belga.
L'informazione e la riflessione avranno un posto importante nel lavoro del associazione, per questo sarà messo in linea sin dal inizio un sito internet e sarà anche stampata una rivista mensile. Il primo numero è stato gratuito, ma i prossimi saranno distribuiti agli organismi che contribuiscono economicamente al iniziativa.
Il secondo numero è appena stato pubblicato. Tratta dei vincoli tra sport e salute, tema molto caro al associazione.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Il vivere insieme&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;L'obiettivo degli iniziatori è che &quot;Sport e Cittadinanza&quot; diventi un &quot;hub&quot;, riconosciuto come una rete di referenza per tutti gli Europei che pensano che lo sport puo' integrare dei valori che favoriscono il &quot;vivere insieme&quot; della società.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Un iniziativa nel cuore del attualità, in pieno dibattito sui principi dell'olimpismo e di una fiamma maltrattata nel mondo intero, essendo posseduta da un paese che vede nello sport e nei giochi il fine della sua politica.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Per piu' informazioni www.sportetcitoyennete.org&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Traduzione Marie Malzac&lt;/p&gt;</description>
    
    
    
          <comments>http://paris.cafebabel.com/it/post/2008/05/15/Lo-sport-come-valore-europeo#comment-form</comments>
      <wfw:comment>http://paris.cafebabel.com/it/post/2008/05/15/Lo-sport-come-valore-europeo#comment-form</wfw:comment>
      <wfw:commentRss>http://paris.cafebabel.com/it/feed/rss2/comments/540</wfw:commentRss>
      </item>
    
  <item>
    <title>L’Eurogeneration : il 9 maggio festeggiato dalla Parisienne.</title>
    <link>http://paris.cafebabel.com/it/post/2008/05/14/LEurogeneration-%3A-il-9-maggio-festeggiato-dalla-Parisienne</link>
    <guid isPermaLink="false">urn:md5:7212c97b4ce6cd1437d020a281a9a16a</guid>
    <pubDate>Wed, 14 May 2008 21:54:00 +02:00</pubDate>
    <dc:creator>BabelParis</dc:creator>
            
    <description>&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Alla vigilia della festa dell’Europa, la Parisienne ha invaso le strade di Parigi per testare l’attaccamento di passanti di ogni età e di ogni nazionalità a quest’Europa che occupa un posto sempre più grande nelle nostre società del 21esimo secolo.&lt;br /&gt;Muniti di macchina fotografica trasformata in cinepresa, di un lettore Mp3 per la registrazione delle voci e del loro buonumore primaverile, i vostri devoti giornalisti blogger sono partiti all’assalto della butte Montmartre. E’ ai piedi di questo luogo molto parigino ma anche molto turistico che comincia la nostra tournée generazionale.&lt;br /&gt;&lt;img style=&quot;margin: 0 auto; display: block;&quot; alt=&quot;&quot; src=&quot;http://paris.cafebabel.com/public/paris/./.P1020956_s.jpg&quot; /&gt;&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Fenomeno abbastanza rivelatore, gli scambi, i viaggi, il turismo, sono i primi riferimenti a cui fanno capo i nostri intervistati non appena si parli loro di Europa, e quale che sia la fetta d’età.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il piccolo gruppo che avviciniamo per primo è composto da ragazzi e ragazze abbastanza giovani. Dopo un primo approccio in cui spieghiamo loro il tema, e una volta passato l’effetto sorpresa, veniamo a sapere che i 3 ragazzi e le 4 ragazze, di 20 anni in media, stanno effettuando il giro turistico della capitale francese. Una tra di loro studia alla scuola europea del Lussemburgo, sorprendente per un primo tentativo, no?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Divertiti due di loro si prestano al gioco: “se vi dico Europa, ha un qualche senso per voi?” Per forza. Per questi ragazzi che studiano in istituti che possono comprendere fino a 27 nazionalità diverse l’Europa è un’evidenza! D’istinto Morgan e ??? fanno riferimento al programma Erasmus.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I nostro secondo “bersaglio” di gran lunga meno entusiasta di fronte a questa Unione europea che vede prima di tutto come un’unione economica e politica, dice di non sentirsi troppo Europea perché non viaggia molto. La mobilità sembra quindi un fattore determinante del “profilo europeo”.E’ ciò che ci dirà anche un giovane agente immobiliare, schiena alla sua agenzia, sigaretta in mano: L’Europa è anche uno spazio di comunicazione. Poter circolare certo, ma anche poter comunicare gli uni con gli altri significa possibilità di scambiarsi le nostre visioni del quotidiano e di arricchire le nostre rispettive culture.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Il beneficio non è quindi solamente commerciale e finanziario , è prima di tutto umano.&lt;/strong&gt;&lt;br style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;&lt;br /&gt;Ma che ne è della politica?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Allo stesso tempo grande e vicina, ha vinto la scommessa degli anni ’50: diventare uno spazio di libera circolazione e di libero scambio. Per i giovani l’Europa senza frontiere è un assunto. Assunto geografico, assunto psicologico. Ma presso questa giovane generazione c’è anche il sentimento innato che il loro futuro sarà pluralistico. Questa benevolenza però non assopisce lo spirito critico dei più giovani che sottolineano la mancanza di unità politica. Mentre il successo del progetto funzionale non necessità più di una prova, bisogna interrogarsi invece sulla possibilità di arrivare ad una vera Europa politica. E’ peraltro auspicabile? La giovane generazione resta relativamente scettica, anche se secondo gli ultimi sondaggi di opinione Eurobaromètre e Ipsos , i ragazzi tra 20 e 35 anni mostrano un miglior tasso di fiducia nell’UE.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;L’inglese, un legame che consente di comprenderci…?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;img style=&quot;margin: 0 1em 1em 0; float: left;&quot; alt=&quot;&quot; src=&quot;http://paris.cafebabel.com/public/paris/./.P1020979_s.jpg&quot; /&gt;Per poter comunicare tra loro gli Europei, inutile negarlo, si sono riuniti sotto l’egida dell’inglese. E’ anche quello che marca la cesura rispetto alla generazione dei nostri nonni, o addirittura dei nostri genitori, per i quali imparare l’inglese era un lusso riservato alle elite. E questo rinforza a volte le reazioni di diffidenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La nostra giovane trentenne e il suo amico riconoscono che questo permette ai giovani di fare scambi, ma non deve essere fatto a discapito della molteplicità culturale o della differenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’inglese sarà un denominatore comune indispensabile per risolvere l’equazione europea? Non è così ovvio se diamo uno sguardo agli Inglesi che, se dovrebbero sentirsi galvanizzati da questa posizione dominante sul mercato linguistico, guardano invece all’Europa con il più grande disinteresse. Anche in questo caso non ci basiamo su idee sentite dire ma sull’esperienza diretta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Finora vi abbiamo risparmiato i numerosi fallimenti subiti nel corso della nostra inchiesta, ma non resisto al piacere di un aneddoto che confermerà questa realtà europea: fermiamo una coppia chiaramente in pensione con la marca da bollo del turista -calzini, sandali, e cappellino da pescatore per lui, occhiali stile Abba e bermuda per lei, senza dimenticare la macchina fotografica in bella mostra. Notiamo che non sono Francesi non appena iniziano ad abbozzare delle smorfie di incredulità davanti alla nostra prima domanda. Peraltro una parola in particolare sembra far loro impressione appena la pronunciamo: “Europa”. A questo punto “le armature sono indossate”. L’uomo gira i tacchi e se ne va senza sembrare nemmeno dispiaciuto di non poter rispondere alla domanda, e la donna lo segue timidamente ( ci sono tabù difficili da eliminare). Ben inteso, i nostri turisti poco collaborativi, o per meglio dire reticenti, sono Inglesi! E allora, senza voler fare dell’”english-bashing” dobbiamo comunque riconoscere che i nostri amici d’oltremanica non sono tra i più socievoli nei confronti degli Europei.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Se il nostro percorso ha a volte sorpreso, anche noi siamo stati sorpresi!&lt;/strong&gt;&lt;br style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;&lt;br /&gt;Come dai due giovani “free-huggers” posizionati col loro cartello ai piedi del Sacro Cuore. Dopo un amichevole scambio di effusioni, ci rispondono che l’Europa è una buona cosa. Una comunità che si abbraccia e si bacia, può essere questa la vera identità europea. E perché non sviluppare un movimento europeo di free-hug per simboleggiare tutto questo? L’idea è lanciata; speriamo che sarà realizzata dai nostri due compari …&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ugualmente sorprendente un gruppo di settantenni. Potrebbero avere 400 a testa!Per di più sono tutti di differenti nazionalità: Italiani, Spagnoli, Francesi, si ritrovano ogni giorno in questo posto per passare del tempo assieme a contatto con la Parigi effervescente. Sono coloro che parleranno con noi il più a lungo -chi l’avrebbe mai detto?!- anche se i loro discorsi diventano più veloci. “E’ troppo aperta!” dice una di loro. Arrivata in Francia un po’ più di 40 anni fa per scappare da una Spagna con economia, lavoro e condizioni di vita difficili, oggi si sente completamente Francese. E’ quindi nel momento stesso in cui l’Europa della libera circolazione dei beni e delle persone si mette in moto che la nostra Spagnola di cuore Francese può aspirare a nuovi orizzonti. Però secondo lei bisognerebbe chiudere le frontiere interne e esterne dell’Europa. L’immigrazione, il protezionismo, l’insicurezza, il lassez-faire; ecco ciò che caratterizza il mondo che la circonda. Punto di vista non condiviso dalla sua compatriota seduta di fianco a lei.” E’ perché abbiamo avuto la possibilità di partire e lavorare in Francia che ce l’abbiamo fatta; non possiamo rimproverare agli altri né impedir loro di voler migliorare la loro vita quotidiana”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa contrapposizione di vedute in seno alla stessa generazione è interessante. Mostra che non c’è una comunità di destini legati dalla generazione ma che anche in seno a ogni generazione le esperienze individuali nutrono una molteplicità di destini individuali. L’Europa non annulla niente, non addiziona nemmeno tutto; ma permette di unificare dietro una sola parola questa alterità che è la chiave del suo avvenire.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Buona festa, Europa!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</description>
    
    
    
          <comments>http://paris.cafebabel.com/it/post/2008/05/14/LEurogeneration-%3A-il-9-maggio-festeggiato-dalla-Parisienne#comment-form</comments>
      <wfw:comment>http://paris.cafebabel.com/it/post/2008/05/14/LEurogeneration-%3A-il-9-maggio-festeggiato-dalla-Parisienne#comment-form</wfw:comment>
      <wfw:commentRss>http://paris.cafebabel.com/it/feed/rss2/comments/539</wfw:commentRss>
      </item>
    
  <item>
    <title>L’eurogenerazione da Est a Ovest</title>
    <link>http://paris.cafebabel.com/it/post/2008/05/09/Leurogenerazione-da-Est-a-Ovest</link>
    <guid isPermaLink="false">urn:md5:b2a5221d59c057e096bcdda5d1a2862a</guid>
    <pubDate>Fri, 09 May 2008 07:00:00 +02:00</pubDate>
    <dc:creator>BabelParis</dc:creator>
            
    <description>&lt;p&gt;Joanna Nowicki è Professore incaricato e lavora sulla nozione di interculturalità. In quest’ambito, propone dei corsi in diverse università europee come Cluj o Cracovia.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img style=&quot;DISPLAY: block; MARGIN: 0 auto&quot; height=&quot;240&quot; alt=&quot;&quot; src=&quot;http://paris.cafebabel.com/public/paris/.JN_Photo_1_s.jpg&quot; width=&quot;180&quot; /&gt;&amp;nbsp;Partecipa anche al seminario di management internazionale, Copernic, che si svolge a Parigi. Questo seminario raggruppa cinquanta giovani dall’Europa dell’Est, dell’Ovest e dall’Europa centrale.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Esiste secondo lei un’eurogenerazione?&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Sì, per quello che è il mio punto di vista, l’eurogenerazione sono gli studenti che partono per scambi Erasmus o altri programmi. Io credo che ciò abbia cambiato in maniera considerevole le mentalità. Credo anche che l’insegnamento sia un riflesso molto forte delle peculiarità di ciascun Paese. L’Europa si fa più così che sui testi.&lt;br /&gt;Ma vorrei ricordare che gli scambi non riguardano una generazione intera. In questo senso, respingo il termine eurogeneration. L‘Europa non è ancora arrivata alle scuole superiori perché gli scambi riguardano in effetti gli studenti universitari, ma molto poco gli studenti medi. Ora, gli studi universitari non coinvolgono mica tutti. Le persone che fruiscono degli scambi (includendo coloro che ospitano studenti stranieri) sono quindi solo una piccola minoranza. &lt;br /&gt;Non userei tuttavia il termine “elite” perché sarebbe ingiusto. Gli scambi si democratizzano. In effetti non riguardano solamente le grandi scuole e le accademie più prestigiose, ma tutte le università in genere. E l’ambizione dell’Europa è di far sì che la maggioranza possa usufruirne.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Si può forse respingere ugualmente il termine “elite”, sapendo che gli scambi costituiscono un’Europa vissuta in confronto ad una Europa di ideali politici…&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Effettivamente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Voi che insegnate nelle università dell’Europa centrale e orientale, avete osservato un’evoluzione&amp;nbsp; della percezione di Unione Europea per gli studenti ? &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Io&amp;nbsp; lavoro in Polonia e in Romania. Sono anche insegnante al programma Copernic. In questo modo posso osservare un ampio ventaglio di idee sull’Europa. &lt;br /&gt;C’è innanzitutto lo zoccolo duro dei paesi dell’Europa centrale. Dei paesi europeizzati e fortemente occidentalizzati da tanto tempo. Non ci sono grosse differenze fra i giovani dell’Europa centrale e dell’Europa occidentale. Direi comunque che i primi sono più alla moda, più moderni e più dinamici. Sono più ottimisti poiché hanno più opportunità. Hanno accesso a borse, a concorsi… sono dei vincitori. Un giovane educato che parla più lingue ha tutto per riuscire, su tutti i fronti. &lt;br /&gt;I giovani dell’Europa dell’Ovest sono più pessimisti. Vedono i problemi delle riforme nei loro paesi, la disoccupazione giovanile, le difficoltà di inserimento professionale. Là dove i giovani dell’Europa centrale vedono opportunità, loro vedono problemi. &lt;br /&gt;Tutto all’Est, in Romania, Bulgaria, Ucraina o Bielorussia è più complesso. Sanno quali sono le difficoltà per creare uno stato democratico. Sono tutti coscienti di quello che bisogna fare e sono molto attivi sul piano politico. Si chiedono se resteranno nel loro paese, se partiranno per beneficiare dell’esperienza di altri paesi e forse tornare a casa poi. Dunque la differenza fra gli studenti europei è forte tra quelli dell’Europa dell’Est e quelli dell’Europa Centrale e Occidentale. &lt;br /&gt;Secondo il vostro parere, quali atteggiamenti potrà adottare un giovane dell’eurogenerazione se arrivasse a un posto di governo di uno Stato membro?&amp;nbsp; &lt;br /&gt;Questa domanda non va forse posta in questo modo. Ci sono delle differenze di vita politica fra gli stati occidentali e quelli del Centro e dell’Est. &lt;br /&gt;Czesław Miłosz&amp;nbsp; considera che esiste un’Europa costituita da paesi che hanno vissuto due totalitarismi. Il rapporto con la democrazia non è dunque lo stesso, per esempio, di quello della Francia che ha dimenticato i grandi ostacoli che la sua democrazia ha attraversato. Io confronterei quindi di più i paesi dell’Europa centrale e orientale della Spagna, per esempio.&lt;br /&gt;Si ritrova questa differenza attorno alla questione dei rapporti tra Cina e Tibet. Il tema è stato vivamente dibattuto in Europa centrale in merito alla questione delle minoranze.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Un giovane nato dall’eurogenerazione avrà forse uno sguardo diverso sullo Stato nazione?&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Io penso che l’educazione all’idea di Stato nazione è superata. Ciò non vuol dire che lo Stato nazione non esiste più, ma piuttosto che ci sono altri sistemi di riferimento. Dopo la caduta del muro di Berlino, le persone si sono raggruppate in aree culturali. Mi sembra dunque naturale di vedere una cooperazione transfrontaliera, indipendentemente dagli stati.&lt;br /&gt;Non si tratta di distruggere lo Stato nazionale. Non tutti sono maturi per questo, non tutti hanno la possibilità di leggere in più lingue né di viaggiare. Non bisogna forzare le mentalità. Nonostante ciò lo Stato nazione è frutto di una visione del mondo superata. Bisogna reinventare qualcosa, e l’Europa mi sembra essere una bella soluzione. &lt;br /&gt;La mia paura è che la burocrazia possa raffreddare quel legame caldo che è necessario all’uomo. Lo Stato nazione è un legame caldo. Penso che ce ne possa essere in Europa. Non sarà semplicemente un legame di cittadinanza, un legame politico, ma un sentimento di appartenenza ad un patrimonio culturale ( una cucina, un paesaggio… ).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Intervista realizzata da Haude-Marie Thomas.&lt;br /&gt;Traduzione di Bonazelli Dario.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;NB:&lt;/strong&gt; Czesław Miłosz è l’autore in particolare di un libro il cui titolo è tradotto in francese con « L’Autre Europe » e che Joanna Nowicki propone di tradurre diversamente in « L’Europe familière ». Czesław Miłosz è anche insignito del Premio Nobel per la letteratura.&lt;/p&gt;</description>
    
    
    
          <comments>http://paris.cafebabel.com/it/post/2008/05/09/Leurogenerazione-da-Est-a-Ovest#comment-form</comments>
      <wfw:comment>http://paris.cafebabel.com/it/post/2008/05/09/Leurogenerazione-da-Est-a-Ovest#comment-form</wfw:comment>
      <wfw:commentRss>http://paris.cafebabel.com/it/feed/rss2/comments/523</wfw:commentRss>
      </item>
    
  <item>
    <title>Il  premio della  tolleranza</title>
    <link>http://paris.cafebabel.com/it/post/2008/04/23/Il-premio-della-tolleranza</link>
    <guid isPermaLink="false">urn:md5:b404c4b2c2577e676a17d0c6c57b9d77</guid>
    <pubDate>Tue, 29 Apr 2008 15:31:00 +02:00</pubDate>
    <dc:creator>BabelParis</dc:creator>
        <category>Eventi</category>
            
    <description>&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;http://www.sxc.hu/pic/m/m/ma/marygober/533025_graduation_diploma.jpg&quot; alt=&quot;&quot; /&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Il premio Marcel Rudloff, giunto alla decima edizione, è stato conferito il 4 aprile scorso all’ex senatore Louis Jung. Questo riconoscimento ricompensa ogni anno  una personalità politica che si è adoperata per incentivare gli scambi tra i diversi Paesi membri dell’Unione europea.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Questo premio della tolleranza, attribuito  dall’associazione degli amici di Marcel Rudloff, dal nome dell’ex senatore-sindaco di Stasburgo (1923-1996),  quest’anno  ha voluto sottolineare l’impegno di Louis Jung “ in favore della cooperazione franco-tedesca e della pace in Europa”,  come è stato  precisato da Francis Hirn, presidente dell’Associazione e vice-direttore del giornale “Les dernières nouvelles d’Alsace”.  Louis Jung è anche presidente onorario del Consiglio dell’Europa e presidente della fondazione Robert Schuman. Definito “un grande europeo e un grande dell’Europa”, si ritrovano nel laureato di quest’anno  tutte le qualità dello spirito del premio Marcel Rudloff, cioè “la tolleranza ed il rispetto dell’avversario”.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Durante la cerimonia di premiazione, Louis Jung è apparso particolarmente commosso nel ricevere questa onorificenza,  forse anche perché porta il nome di una persona della quale era amico.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;-Johara BOUKABOUS&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Traduzione: Noelle Tomasi&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Foto: Mary Gober/Stock Exchange&lt;/p&gt;</description>
    
    
    
          <comments>http://paris.cafebabel.com/it/post/2008/04/23/Il-premio-della-tolleranza#comment-form</comments>
      <wfw:comment>http://paris.cafebabel.com/it/post/2008/04/23/Il-premio-della-tolleranza#comment-form</wfw:comment>
      <wfw:commentRss>http://paris.cafebabel.com/it/feed/rss2/comments/497</wfw:commentRss>
      </item>
    
  <item>
    <title>Biondo, non confondo</title>
    <link>http://paris.cafebabel.com/it/post/2008/04/29/Biondo-non-confondo</link>
    <guid isPermaLink="false">urn:md5:3e7eeeae26299527775bf4a001648df1</guid>
    <pubDate>Tue, 29 Apr 2008 08:00:00 +02:00</pubDate>
    <dc:creator>BabelParis</dc:creator>
            
    <description>&lt;p&gt;C’è un non so che di speciale nell’essere bionda a Parigi. Ho sempre pensato che le persone con i riccioli d’oro godessero di una considerazione speciale in questa città, ma ora sono convinta che l’essere bionda sia considerato non solo come qualcosa di eccentrico ma anche e soprattutto come una specie in via di estinzione. Camminavo un giorno per strada quando un’auto con a bordo dei ragazzotti ha clacsonato e il commento è stato eloquente : “Guarda c’è una bionda che passa !”&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img style=&quot;margin: 0 auto; display: block;&quot; alt=&quot;&quot; src=&quot;http://paris.cafebabel.com/public/paris/Chroniques/.chron_blond_s.jpg&quot; /&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Chi puo’ agganciare una bionda?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’essere bionda ha i suoi pro e contro. Primo, non dimentichi mai di esistere. Qualunque cosa tu indossi, anche se vai in giro coperta da capo a piedi, basta un ciuffetto di capelli che fuoriesce dagli abiti, e diventi spaventosamente consapevole di te stessa. Secondo, le tue facoltà logopediche raggiungono un livello superiore quando impari a decifrare suoni del tipo ‘muuah’, ‘tssss’, ‘hrrrr’ or ‘uuuuph’. Sviluppi anche doti da Matrix nello schivare ogni essere sospettoso che incroci per strada e che vorrebbe accarezzarti la chioma. Suppongo debba esserci qualcosa di magico in essa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando hai vissuto un quarto di secolo con un mocho candeggiato in testa, non lo consideri certo qualcosa di straordinario. Cio’ nondimeno, alcuni uomini pensano sia un complimento l’esaltare il colore dei miei capelli. Una volta in metro un tipo mi si é seduto accanto e ha cominciato a farfugliare qualcosa che somigliava tanto a un discorso da abbordamento e ha aggiunto : « mi piacciono le bionde ». Ha ovviamente pensato che gettata l’esca abboccassi all’amo, stando all’espressione soddisfatta che esprimeva in volto. Comprensibilmente, non mi sono lasciata impressionare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Magica calamita&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A parte qualche reazione testosteronica che a volte turba la mia vita quotidiana, l’essere bionda non mi dispiace. Mi sembra che molte cose mi siano concesse e son certa mi si perdonerebbe anche un misfatto grazie alla chioma dorata che incornicia il mio angelico volto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Avere i capelli chiari ha anche il suo rovescio della medaglia. Molto di cio’ che ti accade lo devi solo al fatto che sembri diversa. Gli esseri umani sono non solo intriganti ma anche curiosi, e riesco a conoscere tanta gente soltanto perchè&amp;nbsp; mi si avvicinano e cominciano a parlarmi. Inoltre, ci sono tante altre cose che si possono ottenere come quel fumetto erotico animato giapponese che ho vinto ad una lotteria in un bar.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Dammi un po’ e ti chiedero’ tanto&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Invero, cio’ produce un effeto nefasto. Sei&amp;nbsp; cosi’ abituata&amp;nbsp; ad essere un’eccezione che ti senti un po’ avvilita quando ti trattano normalmente. Come mai devo pagare lo stesso prezzo degli altri? Niente sconti per le bionde ?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;O se per caso incroci un’altra riccioli doro sulla tua strada, senti subito un pizzico di gelosia . Ma chi si crede di essere ? Io sono la bionda di Parigi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Soili Semkina&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Traduzione di Anna Maria Sarcina&lt;/p&gt;</description>
    
    
    
          <comments>http://paris.cafebabel.com/it/post/2008/04/29/Biondo-non-confondo#comment-form</comments>
      <wfw:comment>http://paris.cafebabel.com/it/post/2008/04/29/Biondo-non-confondo#comment-form</wfw:comment>
      <wfw:commentRss>http://paris.cafebabel.com/it/feed/rss2/comments/508</wfw:commentRss>
      </item>
    
  <item>
    <title>Cronaca di una sconfitta annunciata</title>
    <link>http://paris.cafebabel.com/it/post/2008/04/28/Cronaca-di-una-sconfitta-annunciata</link>
    <guid isPermaLink="false">urn:md5:3189ad9dad74c363d6e8b67527c0caaf</guid>
    <pubDate>Mon, 28 Apr 2008 23:38:00 +02:00</pubDate>
    <dc:creator>BabelParis</dc:creator>
            
    <description>&lt;p&gt;&lt;strong&gt;All’indomani delle elezioni politiche in Italia, la mia casella di posta è intasata di messaggi a catena trasudanti amarezza, incredulità, disprezzo ( per l’Italia di Berlusconi-Bossi) e rassegnazione per il risultato conseguito dal leader del centro-destra Silvio Berlusconi, sulla ribalta della scena politica da ormai 15 anni. &lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&lt;strong&gt;In realtà l’esito delle elezioni del 13 e 14 Aprile era già stato ampiamente pronosticato dagli osservatori politici, i quali tutt’ al più paventavano un’ipotesi di pareggio, che avrebbe portato al cosiddetto “inciucio” (declinazione peggiorativa di accordo post-elettorale), teorizzando un franksteiniano “Veltrusconi”.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Altro pronostico che mi sentivo di condividere e che è stato invece puntualmente smentito è l’alto tasso di astensionismo; l’Italia non ha ceduto alle sirene dell’antipolitica e ha dimostrato che il voto è l’unico strumento che abbiamo di cambiare le cose. Dunque la mia trovata di citare Saramago e la rivolta delle schede bianche di “Saggio sulla lucidità” è naufragata miseramente, così come la mia personale risposta “antipolitica” (o forse anti-democratica) di non andare a votare.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Senz’altro nessuno avrebbe scommesso ,io no di certo, sulla vittoria dell’ Obama “di noi altri”, la cui scelta lessicale nel tradurre il “yes we can” democratico lasciava ampiamente presagire una sconfitta appunto annunciata (“si può fare” in italiano perde molto dell’entusiasmo del motto made in USA).&lt;br /&gt;I due anni di governo Prodi non sono stati rimossi quindi dal pullman di Walter (Veltroni, sempre sulla scorta del modello americano, ha raggiunto tutte le province italiane a bordo di un pullman diventato simbolo della campagna elettorale democratica). Le parole farcite di belle speranze sono facili da portare a bordo, ma la zavorra costituita nell’ordine da: lotte intestine, riforme poche e incoerenti (vedi le liberalizzazioni), riforme mancate (formazione, precarietà, sicurezza sociale, giustizia, legge sul conflitto di interessi, per citarne alcune), era davvero troppo pesante per il motore PD.&lt;br /&gt;Forse Veltroni sarebbe stato l’uomo giusto nel 2006, forse allora gli Italiani stanchi dell’eterna messinscena berlusconiana avrebbero creduto alle sue promesse e un cambiamento sarebbe stato possibile.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Ma la storia non si fa con i se, e se c’è una certezza adesso è che&amp;nbsp; l’Italia che appena due anni fa si era detta stufa di Berlusconi ha cambiato idea. &lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;br /&gt;Difficile spiegare il motivo di quello che Le Figaro e la Repubblica hanno definito “L’eterno ritorno del Cavaliere”, un Berlusconi che per altro ha perso molto del suo smalto iniziale in questi ultimi mesi,e ha condotto la sua campagna elettorale all’insegna di un insolito realismo (a detta del Corriere della Sera “senza bacchetta magica”).&lt;br /&gt;Io, in quanto Erasmus circondata tutta la giornata da stranieri, sono ormai vittima dello scherno generale, e non posso esimermi dal fare una riflessione che vada aldilà dello scontato e inopportuno ritornello “mi vergogno di essere italiano”.Perchè i fardelli si portano insieme, e questo se proprio di fardello si tratta è il prodotto di una mentalità largamente diffusa in Italia, direi di un modo d’essere dal quale nessuno è esente.&lt;br /&gt;Berlusconi è l’Italia, il paese dove vieni preso in giro se studi troppo, se non rimorchi abbastanza se sei maschio,e&amp;nbsp; se rimorchi troppo se sei femmina, dove “donna femminile e&amp;nbsp; capace” è un ossimoro, dove nessuno pensa davvero che una raccomandazione sia sbagliata (l’espressione italiana “metterci una buona parola” è più che eloquente), dove studiare tutto il giorno non dipana la nebbia sul mio futuro.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Questa italianità malcelata durante gli anni del governo DC è esplosa nel ’94 con la celebre discesa in campo dell’ex uomo nuovo, l’ex anomalia del panorama politico italiano ormai divenuta una costante, quasi un salvatore della patria.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Perché aldilà della mia grossolana analisi sociologica,la presenza di Berlusconi risponde a un vuoto, all’inefficienza di una classe politica più “tradizionale”, di scuola; Berlusconi intercetta di volta in volta le paure e i bisogni del popolo, questa volta stanco di promesse non mantenute e desideroso solo di tornare al vecchio, al meno peggio insomma.&lt;br /&gt;Il voto popolare ha traghettato il paese verso una nuova era, Berlusconi 3, da cui il volto politico del paese esce piuttosto trasfigurato: per la prima volta nella storia della Repubblica i due partiti artefici della lotta antifascista, socialisti e comunisti, sono fuori dal parlamento, registrando un calo di consensi inaspettato. Parallelamente un partito tradizionalmente estremista,a vocazione antisistema e razzista, La Lega Nord di Bossi, si è rivelato decisivo per la vittoria di Berlusconi, cartina di tornasole di un’Italia impaurita e reazionaria.&lt;br /&gt;Gli scenari possibili in questa nuova conformazione dell’emiciclo italiano sono stati ampiamente dibattuti e sviscerati direi nella conferenza-dibattito tenutasi il 16 Aprile a Sciences Po a Parigi, organizzata in collaborazione con la Luiss Guido Carli di Roma, alla quale hanno partecipato tra gli altri Ilvo Diamanti , J.P. Fitoussi, Marc Lazar.&lt;br /&gt;Ciò che di più interessante è emerso, oltre gli innumerevoli problemi a cui il neonato governo dovrà dare una risposta, dai rifiuti a napoli all’assenza di una rete di servizi sociali passando per la crescita zero, è stata la riflessione sull’assenza di un dibattito sull’Europa in campagna elettorale.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Nessuno dei due candidati ha parlato di Costituzione, di federalismo, di riforma della politica agricola comunitaria.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Ma l’annuncio della nomina alla Farnesina&amp;nbsp; di Frattini (vice-presidente della commissione UE) farebbe ben sperare in un cambiamento rispetto agli anni 2001-2006, dove&amp;nbsp; i sistematici inviti a cena&amp;nbsp; di patron-Berlusconi nel palazzotto di Arcore rivolti (e ricambiati) a Bush e famiglia avevano allontanato inevitabilmente l’Italia dai palazzi di Bruxelles.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Una citazione ad effetto di Napoleone in sala ci ricorda cha la politica internazionale di un paese è funzione della sua posizione geografica; e dal momento che l’Italia è geograficamente la periferia dell’Europa , il ruolo marginale nello scacchiere europeo sarebbe scontato, nonostante il pur menzionato ruolo chiave nella costruzione europeista assolto da italiani illustri quali Spinelli ma anche De Gasperi e Andreotti(di quest’ultimo viene evocata la sua sagoma inquietante). &lt;br /&gt;Insomma, l’Italia è davvero un ospite silenzioso nel condominio Europa? E Berlusconi saprà raccogliere l’auspicio che finanche Ezio Mauro( direttore de La Repubblica) gli ha rivolto di iniziare a governare finalmente per il bene del paese?&lt;br /&gt;E a Bruxelles il nostro nuovo premier saprà spogliarsi dello scherno e della diffidenza generale collaborando alla crescita del progetto europeo?&lt;br /&gt;A voi lettori la risposta.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Alessia Farano&lt;/p&gt;</description>
    
    
    
          <comments>http://paris.cafebabel.com/it/post/2008/04/28/Cronaca-di-una-sconfitta-annunciata#comment-form</comments>
      <wfw:comment>http://paris.cafebabel.com/it/post/2008/04/28/Cronaca-di-una-sconfitta-annunciata#comment-form</wfw:comment>
      <wfw:commentRss>http://paris.cafebabel.com/it/feed/rss2/comments/512</wfw:commentRss>
      </item>
    
  <item>
    <title>UE-NATO: la difesa europea dopo Bucarest</title>
    <link>http://paris.cafebabel.com/it/post/2008/04/22/UE-NATO%3A-la-difesa-europea-dopo-Bucarest</link>
    <guid isPermaLink="false">urn:md5:8c89c2ce27555bb92ec33bc85b1c3a52</guid>
    <pubDate>Tue, 22 Apr 2008 08:00:00 +02:00</pubDate>
    <dc:creator>BabelParis</dc:creator>
            
    <description>&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Quest’anno, il vertice della NATO si è tenuto in Romania, dal 2 al 4 aprile. Messi da parte i negoziati d’adesione che hanno finalmente portato all’ingresso della Croazia e dell’Albania e al rifiuto della candidatura della Georgia e dell’Ucraina, doveva essere un momento di alta politica internazionale. All’indomani delle dichiarazioni del presidente Sarkozy riguardo, da un lato, la reintroduzione delle strutture integrate di comando dell’Alleanza Nord-Atlantica da parte della Francia e, dall’altro,&amp;nbsp; al destino incrociato della NATO e dell’Unione Europea, ci attendevamo degli annunci rivoluzionari…ma “rivoluzionario” non fa parte del vocabolario internazionale.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;img style=&quot;margin: 0 auto; display: block;&quot; alt=&quot;&quot; src=&quot;http://paris.cafebabel.com/public/paris/Europe%20D%C3%A9fense/.n627878581_106820_7878_m.jpg&quot; /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Un falso vertice europeo&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dai discorsi tenuti dall’Ambasciatrice americana alla NATO, Victoria Nuland, il 22 e il 25 febbraio alla London School of Economics, i rappresentanti americani non avevano mai considerato l’Europa della difesa un soggetto abbastanza serio da poter essere trattato a livello internazionale. L’Ambasciatrice stessa l’aveva ammesso a Londra: “ Vi sembrerà strano, se non sospetto – che un’Ambasciatrice americana alla NATO venga qui davanti a voi e vi faccia delle pressioni – a voi, leader britannici e internazionali del futuro , affinché costruiate un’Europa più forte” . Eppure, sembra che la strada sia stata tracciata. Insomma, osiamo credere all’esistenza di un’altra organizzazione internazionale capace di assicurare la sicurezza dei cittadini di tutto il mondo… No! Vorrebbe dire spingersi un&amp;nbsp; po’ troppo in là. Certo, l’Europa della difesa esiste – difficile ignorare la realtà istituzionale e operativa di questa organizzazione con la quale la NATO ha del resto siglato una partnership strategica nel 2003. Ma da qui a far dire agli americani che l’Unione Europea è in grado di assicurare la sicurezza mondiale, c’è di mezzo un ostacolo epistemologico insormontabile. Non meno avventuroso della sua Ambasciatrice, il presidente Bush non si è mai arrischiato a parlare di « European security and defense policy », se non a livello di aneddoti. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;La PESD: una legittimità riconosciuta&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A giudicare dalle affermazioni dei leader americani, sebbene non ancora pienamente concretizzata tanto da poter essere considerata a pari livello della NATO, la Politica Europea di Sicurezza e Difesa (PESD) ha tuttavia rafforzato la presenza militare europea in tutto il mondo – non soltanto nei Balcani. Di conseguenza, la UE è divenuta un interlocutore politico e strategico determinante. Determinante per il futuro stesso dell’Alleanza che deve imperativamente ridefinire le sue priorità e la sua finalità a fronte delle nuove “minacce globali”; e determinante anche da un punto di vista strutturale perché oggi, 21 Stati membri della NATO su 28 fanno anche parte della UE. Gli USA che, come tutti sanno, tengono le redini dell’Alleanza, in termini di risorse finanziarie e di capacità, non possono più legittimamente ignorare la realtà di una difesa europea a cui contribuiscono gli 8/10 dei suoi membri.&lt;br /&gt;Cosa che ha portato Bush a dire, per la prima volta, che “ La costruzione di un’Alleanza Atlantica forte ha bisogno anche di una grande capacità di difesa europea”.&amp;nbsp; Ma attenzione, di nuovo! Non mettiamo in bocca al presidente americano parole che non ha detto, perché alla fine ha parlato di rafforzare la “capacità di difesa europea” e non della difesa europea vera e propria. Se da un lato Bush incoraggia gli alleati europei ad aumentare il budget destinato alla difesa, dall’altro non invoca il rafforzamento né istituzionale né politico degli organi della difesa europea – ossia, l’Agenzia Europea di Difesa, il Centro d’operazione o lo Stato Maggiore della UE, per citarne solo alcuni. E’ lodevole, invero, voler consolidare le risorse materiali degli Stati membri – e Dio sa se c’è un abisso fra la dichiarazione di intenti e il mettere a disposizione forze e crediti – ma se i dispositivi operativi e di coordinamento di questi mezzi rimangono minimi, allora è come riempire i un paniere bucato.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Quella che avrebbe allora potuto sembrare una rivoluzione concettuale da parte degli Stati Uniti non è altro, a ben vedere, che l’ennesima espressione della loro ingerenza: “ In questo vertice, incoraggio i nostri partner europei ad aumentare gli investimenti per la difesa a sostegno delle operazioni sia della NATO che della UE. L’America crede che se gli europei investiranno nella loro difesa, saranno più forti e meglio capaci d’agire quando schiereremo le nostre truppe insieme” . In altri termini, è fuori discussione che la PESD possa giocare da libero. Vi esortiamo a svilupparvi, ma solo se questo può portare un vantaggio anche a noi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Una difesa europea autonoma…ma non indipendente&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quanto a Sarkozy, i discorsi che ha fatto a Bucarest sono sulla scia di quello che ripete dalla conferenza con gli Ambasciatori del 27 agosto scorso. “Questo vertice è estremamente importante. Consente di rinsaldare l’Alleanza e di rinforzare l’Europa della difesa. […] Vorrei ringraziare il presidente Bush per le sue parole. Abbiamo bisogno della NATO e di una difesa europea. Abbiamo bisogno degli Stati Uniti e gli Stati Uniti hanno bisogno di alleati forti”. Quest’ultima è frase molto eloquente: le due istituzioni sono indissolubilmente legate. Quindi, anche se il presidente francese ripete di volere un’Europa “autonoma” e “più forte”, ammette anche che dipende sempre dagli americani. Gli Stati Uniti hanno le chiavi dell’economia della difesa , anche se diventa offensivo parlare di “ombrello della NATO ” – il termine di “perfusione delle capacità” è più adatto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ ammirevole, quindi, sostenere l’idea di un’Europa autonoma, ma finché gli interessi della difesa degli Stati europei rimarranno determinati dagli accordi economici e industriali fatti con gli Stati Uniti, non ci sarà mai una vera indipendenza. E se non ci sarà autodeterminazione nell’economia della difesa europea, la PESD rimarrà ostaggio di una mano invisibile chiamata NATO.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Traduzione: Laura Bortoluzzi&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;</description>
    
    
    
          <comments>http://paris.cafebabel.com/it/post/2008/04/22/UE-NATO%3A-la-difesa-europea-dopo-Bucarest#comment-form</comments>
      <wfw:comment>http://paris.cafebabel.com/it/post/2008/04/22/UE-NATO%3A-la-difesa-europea-dopo-Bucarest#comment-form</wfw:comment>
      <wfw:commentRss>http://paris.cafebabel.com/it/feed/rss2/comments/492</wfw:commentRss>
      </item>
    
  <item>
    <title>Operazione seduzione per il perfido Albione</title>
    <link>http://paris.cafebabel.com/it/post/2008/04/18/Operazione-seduzione-per-il-perfido-Albione</link>
    <guid isPermaLink="false">urn:md5:5341a691a9200704c58d6a0b6d95c88c</guid>
    <pubDate>Fri, 18 Apr 2008 12:32:00 +02:00</pubDate>
    <dc:creator>BabelParis</dc:creator>
        <category>Eventi</category>
            
    <description>&lt;p&gt;Era il colpo di poker di Nicolas Sarkozy. La visita di Stato nel Regno Unito doveva essere sontuosa per far dimenticare i numerosi errori di questi ultimi mesi. L'operazione è riuscita. In un certo modo...&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Il Presidente bling-bling a Windsor&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Le relazioni franco britanniche sono sempre state caratterizzate da un rispetto mutuo dove le distanze di sicurezza rimanevano rispettate con cura. La cordiale intesa del 1904 riassumeva, d'altronde, perfettamente la situazione. Bisognava risparmiare il vicino e fargli omaggio pur trovandolo volgare e spiacevole.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Il Presidente bling-bling ha cercato di cancellare questo sentimento e si è prestato con maestria all'esercizio del banchetto reale, vestito con un abito degno del Principe Alberto mentre Carla recitava alla perfezione il suo nuovo ruolo di Jackie O. Ha reso omaggio durante il suo discorso ai suoi compagni d'arme britannici e ha salutato i successi economici del regno. Il protocollo è stato osservato alla lettera dalla coppia, facendo dimenticare gli errori di gusto di Bernadette ed altri sbagli gallesi abituali. Neanche una nota stonata durante la pomposa cerimonia a Windsor e la stampa inglese è rimasta a bocca aperta.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;E' stato addirittura Gordon Brown a rendersi ridicolo perdendosi nel castello mentre gli invitati aspettavano. I tabloid si sono certo consolati pubblicando une foto di Carla nuda ma il presidente è riuscito a fare un colpo da maestro. Ha sedotto in due giorni l'opinione... Britannica!&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;strong&gt;L'Europa nelle valigie del venditore (porta a porta) Sarkozy&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Il Presidente ha avuto dunque tutto il campo di manovra necessario per la sua missione commerciale. In preparazione della presidenza dell'UE, aveva portato nelle sue valigie l'Europa della difesa. Un bel numero da equilibrista. Mentre la Francia raggiungerà la NATO il progetto di difesa europea rafforzata è valutata dal presidente come complementare all’organizzazione internazionale. Nessuno ha veramente capito, ma Gordon è sembrato essere d'accordo.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;In tanto,  Nicolas Sarkozy ha sfruttato tutte le occasioni per ricordare che il Regno Unito doveva giocare in Europa tutto il suo ruolo. Nonostante la sua insistenza, pochi hanno fatto  smorfie.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&quot;L’intesa formidabile&quot;, really?&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Tale successo politico ha i suoi motivi. La Francia e il Regno Unito stanno attraversando entrambi un periodo delicato.
Nicolas Sarkozy aveva un grande bisogno di migliorare la sua immagine e di apparire come un capo di Stato rispettabile. Una visita monarchica rappresentava una giocata di poker per il Presidente jet-set in caduta libera nei sondaggi. La partita è stata gestita abbastanza bene, senza gaffe, e con un prestigio momentaneamente (ri)trovato. Il Premier britannico ha parlato di un “intesa formidabile&quot;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Dalla loro parte, i Britannici, sono ben tristi con un Gordon Brown senza incanto, che accumula gaffe da alcuni mesi, soprannominato Mister Bean dalla stampa scandalistica e che fa fatica a ritrovare i successi degli anni Blair… Non c’è molta Carne da mettere al fuoco neanche con una famiglia reale sempre piu’ vecchia ed eredi ancora troppo verdi. La coppia Sarko-Bruni ha finalmente ricordato agli Inglesi i loro anni d’oro e quello che amano piu' di tutto: la sfilata antiquata di una coppia di carta stampata. Due altri buoni motivi per transferirsi in Francia: ora è liberale e poi si è anche dotata di una famiglia reale.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Julien de Cruz&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Traduzione: Marie Malzac&lt;/p&gt;</description>
    
    
    
          <comments>http://paris.cafebabel.com/it/post/2008/04/18/Operazione-seduzione-per-il-perfido-Albione#comment-form</comments>
      <wfw:comment>http://paris.cafebabel.com/it/post/2008/04/18/Operazione-seduzione-per-il-perfido-Albione#comment-form</wfw:comment>
      <wfw:commentRss>http://paris.cafebabel.com/it/feed/rss2/comments/486</wfw:commentRss>
      </item>
    
  <item>
    <title>L’Europa e il piccolo schermo</title>
    <link>http://paris.cafebabel.com/it/post/2008/04/07/LEuropa-e-il-piccolo-schermo</link>
    <guid isPermaLink="false">urn:md5:f8d9a94b8aff5a12650ec5247d609f0a</guid>
    <pubDate>Thu, 10 Apr 2008 20:00:00 +02:00</pubDate>
    <dc:creator>BabelParis</dc:creator>
            
    <description>&lt;p&gt;&lt;strong&gt;L’Europa non è un soggetto particolarmente telegenico. O, ad ogni modo, questo è quello che si dice. Ma da dove viene questa reticenza?&lt;/strong&gt;
&lt;strong&gt;Forse dipende dal fatto che conosciamo poco i suoi protagonisti politici. Certo non suscitano immediato interesse delle ombre sconosciute in giacca e cravatta che escono da una sala riunioni con una montagna di cartelle sotto il braccio!&lt;/strong&gt;
&lt;strong&gt;E quando il telegiornale della sera parla di Europa, spesso è per dare l’annuncio di una nuova direttiva, dichiarazioni illustrate secondo&lt;/strong&gt;
&lt;strong&gt;uno schema prefissato della Commissione Europea o del Parlamento Europeo. Detto questo, tali argomenti sono talvolta seguiti da un&lt;/strong&gt;
&lt;strong&gt;reportage che li spiega e li rende comprensibili. Allora, in quel caso, diventano interessanti e anche telegenici!&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Sembra che le trasmissioni televisive francesi dedicate all’Europa si siano date una parola d’ordine comune: concretezza! Analizziamo quindi qualche trasmissione che si occupa di Europa.&lt;/p&gt;

&lt;pre&gt;&lt;/pre&gt;

&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Francesi e tedeschi per una trasmissione sull’Europa: una ricetta vincente?&lt;/strong&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Quando pensiamo all’Europa in televisione, ci viene quasi subito in mente Arte, la rete franco-tedesca. Oltre ai due telegiornali quotidiani dedicati all’attualità europea, la rete propone un magazine che si chiama Zoom Europa. Come voce di questa trasmissione, Arte ha scelto quella di un personaggio noto agli affezionati di France Inter: Bruno Duvic, che lì presenta il telegiornale del mattino. E’ il presentatore stesso, sul sito internet della trasmissione, a spiegarne il tono: “Cercheremo di evitare un linguaggio stereotipato e pesante, i termini tecnici incomprensibili”. La trasmissione affronta, ogni settimana, con tono disteso, temi diversi come il “freefight”, il mercato degli animali da compagnia o la prevenzione dell’AIDS in Estonia, nell’ambito del week end del “Sidaction”.
Zoom Europa, ovvero quando l’Europa si interessa di tutto!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;




&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Qui, le dichiarazioni degli invitati mettono un po’ di pepe ai reportage&lt;/strong&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;



&lt;p&gt;Passiamo quindi a esaminare la LCP (La chaine parlementaire), un canale abituato a illustrare per immagini le decisioni prese dalle istituzioni. Innanzitutto, notiamo che i redattori di questo programma affermano le loro idee con caparbietà: le rubriche si intitolano “temi implicati”, “temi importanti” o “temi pertinenti”!.
Il 10 marzo, un reportage sulla ratificazione del Trattato di Lisbona da parte del Parlamento europeo si è presentato in una veste stile serie tv americana con una musica d’accompagnamento inquietante e un orologio sullo schermo stile “24”. Ecco come rendere accattivante, senza dubbio, una seduta notturna dell’Assemblea Nazionale. Forse anche “troppo”? Dovremmo sapere cosa vogliamo!
Poi la presentatrice ha lanciato il ritratto di una giovane regista radiofonica e televisiva che “vuole dare un po’ di sostanza e di glamour all’Europa”. E via allo zoom su un indiavolato flamenco per mostrare “quanto c’è di più erotico” in Europa: ecco come far impennare gli ascolti!
Seriamente, l’asso nella manica di questo programma è senz’altro la presenza di ospiti che commentano i reportage, ampliando il dibattito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;




&lt;p&gt;&lt;strong&gt;E la televisione pubblica?&lt;/strong&gt; &lt;br /&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Tutto ciò è molto positivo, ma che ne è della televisione pubblica? Su France 2 abbiamo avuto “Union libre”, presentata da Christine Bravo, che trattava temi legati all’Europa con leggerezza e senza dare troppo peso alla politica. L’idea era semplice: rappresentanti dei diversi paesi membri discutevano intorno ad un tavolo delle tradizioni culinarie e delle iniziative stravaganti dei rispettivi paesi. C’era spazio anche per i sondaggi, per sapere in quale paese c’era il maggior numero di animali da compagnia o dove si mangiava più pizza. Insomma, un programma leggero come tanti altri, ma con la specificità di proporre una panoramica dell’Europa o piuttosto degli europei.
Il programma è stato però tolto dal palinsesto. Ospite di “Plus Clair”, su Canal +, Jean-François Copé (che è a capo di una commissione che indaga il futuro della televisione pubblica) ha addirittura sostenuto che, all’inizio di marzo, non c’era più nemmeno un programma dedicato all’Europa sui canali pubblici francesi. Ma non aveva tenuto conto di “Avenue de l’Europe”. Questa trasmissione settimanale di dieci minuti affronta ogni volta un tema generale come lo sviluppo sostenibile o l’aborto. Vengono poi messi a confronto esempi tratti dalla realtà dei vari paesi membri per mostrare le possibili soluzioni ad una problematica generale. Così, in una puntata dedicata all’obesità, la presentatrice, Véronique Auger, ha annunciato che in attesa di un progetto europeo (sul controllo delle etichette alimentari), vari reportages ci avrebbero presentato le diverse misure messe in atto nei paesi membri dell’Unione.
Un programma breve e dinamico, in onda ogni sabato prima delle 8 di sera.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;




&lt;p&gt;&lt;strong&gt;E se quello che manca fosse un programma basato sul dibattito?&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Vanno dunque in onda una serie di programmi costruiti su reportages che vogliono spiegare questioni di carattere europeo o mostrare una pluralità di punti di vista. Jean-François Copé, interpellato, ha però citato France Europe Express, una trasmissione oggi sparita dai nostri schermi. Per un’ora e mezza, Christine Ockrent, aveva in studio un ospite che doveva sostenere un contraddittorio con altri. Forse è quello che manca oggi: un programma che proponga opinioni diverse e forti prese di posizione per rivitalizzare il dibattito europeo in Francia. Ricordiamoci del fermento di idee che era nato intorno al progetto del trattato costituzionale!&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;




&lt;p&gt;Haude-Marie Thomas&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;




&lt;p&gt;Traduzione: Laura Bortoluzzi&lt;/p&gt;</description>
    
    
    
          <comments>http://paris.cafebabel.com/it/post/2008/04/07/LEuropa-e-il-piccolo-schermo#comment-form</comments>
      <wfw:comment>http://paris.cafebabel.com/it/post/2008/04/07/LEuropa-e-il-piccolo-schermo#comment-form</wfw:comment>
      <wfw:commentRss>http://paris.cafebabel.com/it/feed/rss2/comments/459</wfw:commentRss>
      </item>
    
  <item>
    <title>Il blues del calcio francese</title>
    <link>http://paris.cafebabel.com/it/post/2008/04/10/Il-blues-del-calcio-francese</link>
    <guid isPermaLink="false">urn:md5:9285161247b2f4bf024b291b3b6b36d4</guid>
    <pubDate>Thu, 10 Apr 2008 09:18:00 +02:00</pubDate>
    <dc:creator>BabelParis</dc:creator>
        <category>Sport</category>
            
    <description>&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;http://farm1.static.flickr.com/85/260820489_fca040b824.jpg?v=0&quot; alt=&quot;&quot; /&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Sono già passati più di 15 anni. Eravamo nel 1993, l'Olympique di Marsiglia vinceva la Champions League. Da allora il deserto. Nessun club francese è più riuscito a scalare le cime del calcio europeo. Mentre il Real Madrid ha vinto nove volte la prestigiosa coppa, il Milan AC sette volte, cinque  il Liverpool e  quattro il Bayern di Monaco, la Francia in confronto fa una pessima figura.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Secondo Bernard Laporte, segretario di Stato allo sport, una delle prime cause del malessere nel calcio francese si chiama deficit finanziario. “E’ sul piano economico che siamo penalizzati” ha dichiarato l’ex allenatore della nazionale francese ai giornalisti di Téléfoot.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;em&gt;Un miliardario per il Chelsea&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Mentre gli investitori stranieri si buttano sui club di calcio europei come il miliardario russo Roman Abramovitch per il Chelsea, oppure i fondi di pensione americani per il  Manchester, pochi  sono i capitali stranieri ad essere  attratti dalla Francia. Non sono i club che rifiutano gli investitori stranieri. Sono loro che non s’interessano a noi” prosegue Bernard Laporte, “perché, quando vedono i nostri incassi e le condizioni nelle quali si svolgono le nostre partite, preferiscono mille volte andare a investire in Spagna o in Inghilterra.” Effettivamente, i bilanci  dei club francesi sono di tre volte inferiori a quelli dei club europei di stesso livello. Uno studio di auditing sul fatturato dei club europei dello studio Deloitte classifica ai tre primi posti il Real Madrid (con  351 milioni di euro), il  Manchester United (con 315) ed il  FC Barcellona (con 141),  mentre il primo dei club francesi, l’Olympique Lyonnais, arriva soltanto al tredicesimo posto con 141 milioni di euro e l’OM di Marsiglia è solo al diciannovesimo con 99 milioni. Sarà dovuto alla fiscalità, più pesante in Francia, o ancora al fatto che una clausola di solidarietà per i club minori è inclusa sui benefici televisivi, il fatto è che i club francesi risultano meno attrattivi. I primi a confermarlo sono i giocatori:  Robert Pires, che ha passato gran parte della sua carriera all' Arsenal (Regno Unito) lo conferma davanti alle telecamere di Téléfoot: “E’già difficile ritornare -in Francia-, sul piano sportivo, ma, sul piano finanziario… non è proprio possibile” …
In serie A, abbiamo il migliore esempio col Paris Saint Germain, spesso preso di mira dai Guignols dell’Info” su Canal +. L’ex allenatore del PSG, Luis Fernandes spiega le ragioni della debacle parigina nel quotidiano sportivo Direct Plus del 27 marzo 2008: “ E’ un club giovane, bisogna precisarlo. Con i primi  titoli e con l’arrivo di Canal + abbiamo iniziato a crescere a livello europeo. In quel momento, non abbiamo costruito delle basi solide.” Aggiunge poi laconico: “Anno dopo anno la situazione  è peggiorata. Non abbiamo saputo rafforzarci al livello della formazione. Abbiamo sopratutto cambiato allenatori e presidenti e pensato di più a vendere e comprare giocatori.”&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;em&gt;Club versus equipe nazionale&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Come poter competere con gli  inglesi che ricevono compensi tre volte più alti della  media dei francesi? Anche se alcuni club come l’Olympique de Lyon tentano di diversificare facendosi quotare in borsa o con un marchendising più spinto (maglie, saloni di parrucchieri o anche scuole guide) , queste iniziative rimangono minoritarie. Ad Eric Besson, nuovo segretario di Stato alla prospettiva, è stato affidato  il compito importantissimo di occuparsi della competitività del calcio francese!
Eppure la situazione non è così nera. La Francia possiede una buona rete di centri di formazione dove, ogni anno, vengono scoperti le future vedette del calcio francese e forse europeo. D’altronde, club come Cannes, Auxerre, Lyon o ancora Monaco hanno svelato il talento di giocatori come Zinedine Zidane, Thierry Henry, Franck Riberi o Karim Benzema quando erano ancora adolescenti. Infatti “les Bleus” sono arrivati in finale nell’ultima Coppa del mondo svoltasi in Germania, si sono qualificati per l’Euro 2008 in Austria e in Svizzera allorché David Beckham ed i suoi colleghi britannici, a quella finale  non potranno nemmeno accedere  nel giugno prossimo.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Johara BOUKABOUS&lt;/p&gt;



&lt;p&gt;Traduction Noelle Tomasi&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Foto: Marius Hanstad/FlickR&lt;/p&gt;</description>
    
    
    
          <comments>http://paris.cafebabel.com/it/post/2008/04/10/Il-blues-del-calcio-francese#comment-form</comments>
      <wfw:comment>http://paris.cafebabel.com/it/post/2008/04/10/Il-blues-del-calcio-francese#comment-form</wfw:comment>
      <wfw:commentRss>http://paris.cafebabel.com/it/feed/rss2/comments/479</wfw:commentRss>
      </item>
    
  <item>
    <title>L'Europa, discreta rivoluzionaria</title>
    <link>http://paris.cafebabel.com/it/post/2008/04/10/LEuropa-discreta-rivoluzionaria</link>
    <guid isPermaLink="false">urn:md5:a9ef50398d220417c39bf25d73d361e1</guid>
    <pubDate>Wed, 09 Apr 2008 17:03:00 +02:00</pubDate>
    <dc:creator>BabelParis</dc:creator>
        <category>Unione Europea</category>
            
    <description>&lt;p&gt;Ci sono momenti di dubbio. Dei momenti in cui la fede vacilla, in cui le convinzioni si sgretolano. In questi momenti, è forte la tentazione di cadere nel cinismo e nel relativismo. A volte l'Europa ci delude. E' troppo lenta, troppo debole, troppo poco visibile. Ci vorrebbe un Grand Soir, un grande Boom&amp;nbsp;! Una cosa per gridare in faccia al mondo&amp;nbsp;: ecco il modello del terzo millennio, guardate come usciremo dai vecchi schemi di potere, dalle gerarchie ben stabilite, dagli antichi miti.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Ma questo momento non arriva mai. Nessun dramma, nessuna onda, l'Unione va avanti e ci disperiamo della sua discrezione.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Ma attraverso questo grigio indefinito, trafiggendo la nebbia dell'indecisione, qualche segno ci permette di crederci ancora. Piccole sfumature, impressioni, che appena si possono distinguere ad occhio nudo. Il 26 febbraio scorso, il Consiglio dell' Unione Europea (chiamato volgarmente Consiglio dei Ministri) ha lanciato l'iniziativa tecnologica congiunta per le pile a combustibile e l'idrogeno (ITC). Che cos'è questa roba&amp;nbsp;? Ebbene, si tratta di un progetto che tende a rafforzare la ricerca su questo modo di stoccaggio d'energia il cui principale vantaggio è di emettere solo vapore acqueo ed il principale svantaggio di costare una fortuna.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;strong&gt;L'ITC, un impresa collettiva che merita di essere considerata&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;L'obiettivo è quindi di sviluppare una soluzione viabile commercialmente al fine di equipaggiare i veicoli per il grande pubblico con questo tipo di pile. Non ricorderò qui la problematica del riscaldamento climatico, l'interesse dei veicoli che emettono soltanto acqua sembra abbastanza evidente per tutti.
Almeno riguardo all’intenzione, l'iniziativa merita di essere considerata&amp;nbsp;: è lì che risiede la grande ambizione del progetto. L'ITC sarà un impresa collettiva, cioè un impresa i cui associati saranno da una parte la Commissione europea e dall’altra un’associazione rappresentando le aziende del settore. L'organismo così creato distribuirà fondi e coordinerà i progetti di ricerca, ciò permetterà di evitare la dispersione dei finanziamenti. La Commissione inietterà  470 milioni di euro nel progetto e gli industriali dovrebbero darne altrettanti, o almeno così speriamo...&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Qual è l'interesse di tale organizzazione ?&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Effettivamente, permette di concentrare i finanziamenti pubblici e privati. Ma sopratutto, questo modello di partnership pubblico-privato permette di combinare la ricerca dell’interesse pubblico ed il progresso delle conoscenze con l'efficienza delle imprese private; di superare le opposizioni sterili tra i buoni organismi pubblici di ricerca e le cattive imprese avide di soldi. Per coloro che potessero temere la diluizione dei poteri pubblici nella logica privata, ricorderò che è stata proprio l'Unione europea a prendere l'iniziativa, non l'industria. Sono i poteri pubblici europei che scelgono di fidarsi del settore privato per portare avanti un progetto che sembra necessario per il futuro del continente. La partnership pubblico-privato non è l'abbandono della responsabilità politica, come affermano a volte certe correnti che si autodefiniscono progressiste ma adottano in realtà soltanto posizioni conservatrici, no, è semplicemente l'idea che l'interesse generale sia servito meglio da un’azione pubblica più efficace e più flessibile.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Nel tempo del riscaldamento climatico, una risposta europea&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Prendiamo distanza, guardiamo tutto ciò che accade in questo momento intorno alle questioni ambientali e del riscaldamento climatico. Si, il pericolo è grande, ma questo pericolo ci incita ad essere più creativi, e correggere i nostri comportamenti e, finalmente, anche a rivedere le nostre strutture di potere e ciò che viene valorizzato nelle nostre società. Il timore ambientale trasforma la nostra organizzazione sociale probabilmente per il meglio. Ho la convinzione assoluta che l'Unione europea sia il migliore strumento per condurre questo cambio sociale. Anche se non ci sarà mai un Grand Soir dell'Europa.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Alexis Brunelle&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Traduzione: Marie Malzac&lt;/p&gt;</description>
    
    
    
          <comments>http://paris.cafebabel.com/it/post/2008/04/10/LEuropa-discreta-rivoluzionaria#comment-form</comments>
      <wfw:comment>http://paris.cafebabel.com/it/post/2008/04/10/LEuropa-discreta-rivoluzionaria#comment-form</wfw:comment>
      <wfw:commentRss>http://paris.cafebabel.com/it/feed/rss2/comments/469</wfw:commentRss>
      </item>
    
  <item>
    <title>Inchiesta sulla Natura e le Cause della Vita Mondana di uno Studente: Una Presentazione.</title>
    <link>http://paris.cafebabel.com/it/post/2008/04/05/Inchiesta-sulla-Natura-e-le-Cause-della-Vita-Mondana-di-uno-Studente%3A-Una-Presentazione</link>
    <guid isPermaLink="false">urn:md5:dc7ccaab3c2dc79141e07e119e5eef75</guid>
    <pubDate>Sat, 05 Apr 2008 20:37:00 +02:00</pubDate>
    <dc:creator>BabelParis</dc:creator>
        <category>Trascultura</category>
            
    <description>&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Non c’è niente di più spaventoso di dover parlare in pubblico, specialmente se bisogna farlo in francese che ancora, dopo sei mesi di duri sforzi, non è la mia lingua madre. Questa settimana ho avuto il mio battesimo del fuoco – il mio primo exposé en oral, ovvero una presentazione. Che ha anche testato quanto avessi assorbito le regole d’oro della méthode francaise.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;img style=&quot;margin: 0 auto; display: block;&quot; alt=&quot;&quot; src=&quot;http://paris.cafebabel.com/public/paris/Chroniques/ClassroomOK.jpg&quot; /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Alla Sorbona, ogni corso prevede un’ora di cours magistral , ovvero una lezione tenuta da un docente e due ore di travail dirigé , che è un corso che si tiene in gruppi più ristretti ed ha lo scopo di approfondire gli argomenti, con un approccio più interattivo. Beh, se fosse così, sarebbe troppo bello per essere vero. Quello che accade in realtà è che ogni studente sceglie un argomento su cui fa una presentazione, il che vuol dire altre due ore di lezione per corso a settimana. In sei mesi ne ho dovute affrontare non poche e la méthode francaise con il ritornello costante “la première grande partie, la première sous-partie, la deuxième sous-partie, la deuxième grande partie etc etc ” (primo paragrafo, primo sottoparagrafo, secondo sottoparagrafo, secondo paragrafo, etc.) ha cominciato a suonare un po’ come una preghiera dell’era Carolingia. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Lezione n. 1: Non così&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La qualità delle presentazioni è stata variabile. La maggior parte delle volte gli exposés sono molto noiosi perchè gli studenti si limitano a leggere i propri appunti. Qualche volta, però, l’oratore fa credere che si preannunci un argomento interessante, introduce il tema procedendo a una velocità ragionevole. Poi, proprio quando inizi a cullarti nell’illusione che stai per assistere a una presentazione accettabile, ecco che il tuo compagno allunga le mani, afferra la sua pila di appunti e attacca a leggere alla velocità della luce. E’ quella che si chiama un’esperienza di pre-morte: nomi, immagini, date ti scorrono davanti trasformandosi in lettere e numeri senza alcuna logica. Ma, se dopo mezz’ora sei ancora abbastanza cosciente da riuscire ad uscire dall’aula, allora puoi star certo che saprai sopravvivere a qualunque cosa.&amp;nbsp; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Lezione n. 2: Così&lt;/strong&gt;&lt;br style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;&lt;br /&gt;Il fatto è che quando tutto questo viene fatto in lingua straniera e rimani lì a fissare la persona che parla senza capire una parola di quello che sta dicendo, inizi a fare molta attenzione ad altre cose. Ad esempio, io mi preoccupo soprattutto dell’articolazione delle parole. La maggior parte degli studenti si mette a borbottare per 30 minuti, senza che si riesca a capire quando finisce una frase e ne inizia un’altra. Così, quando è venuto il mio turno, ho fatto in modo di pronunciare O-G-N-I P-A-R-O-L-A chiaramente. Di conseguenza, probabilmente sembrava che stessi leggendo a un gruppo di pensionati mezzo sordi, dimostrando poco rispetto per le orecchie del mio pubblico attento.&amp;nbsp; &lt;br /&gt;In secondo luogo, ogni presentazione segue uno schema e la maggioranza degli studenti lo scrive sulla lavagna. Ed è lì che si può osservare l’effetto dello sviluppo della tecnologia informatica e del nostro continuo scrivere al computer: non si riesce a leggere la scrittura a mano. Di conseguenza, ho deciso di risparmiare ai miei compagni la fatica di decifrare i miei scarabocchi e l’ho quindi stampato preventivamente e poi distribuito in classe. In questo modo ognuno poteva guardarlo e fare una faccia interessata mentre disegnava fiorellini accanto ai miei paragrafi e sottoparagrafi. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Conclusione: perchè seguiamo le lezioni?&lt;/strong&gt;&lt;br style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;&lt;br /&gt;Qual è il segreto? Cosa ci spinge a trascinarci giù dal letto alle sette del mattino? E’ la reprise, quel momento magico in cui lo studente termina la sua presentazione, il professore riconquista il palco e riempie gli spazi fra una presentazione e l’altra. Così si riscopre il valore dell’essere studenti e ci si sente incredibilmente motivati. Sfortunatamente l’effetto svanisce in fretta, c’è sempre un altro studente che aspetta il proprio turno per condurci verso una nuova avventura intellettuale. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ad essere davvero onesta, a volte le presentazioni sono davvero valide, è un piacere ascoltarle e osservare che la nostra generazione non è del tutto perduta ed ha le competenze per prendere il posto dei nostri padri. E comunque ti senti ancora più forte quando sei tu a parlare e riesci a portare a termine il compito con successo, ossia senza che nessuno abbia fiatato o russato per mezz’ora. E’ finita e sai che non dovrai più infliggere un simile tormento ai tuoi compagni. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Soili Semkina&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;</description>
    
    
    
          <comments>http://paris.cafebabel.com/it/post/2008/04/05/Inchiesta-sulla-Natura-e-le-Cause-della-Vita-Mondana-di-uno-Studente%3A-Una-Presentazione#comment-form</comments>
      <wfw:comment>http://paris.cafebabel.com/it/post/2008/04/05/Inchiesta-sulla-Natura-e-le-Cause-della-Vita-Mondana-di-uno-Studente%3A-Una-Presentazione#comment-form</wfw:comment>
      <wfw:commentRss>http://paris.cafebabel.com/it/feed/rss2/comments/463</wfw:commentRss>
      </item>
    
  <item>
    <title>Témoignage: Parigi, 16/03/2008, Salon du Livre.</title>
    <link>http://paris.cafebabel.com/it/post/2008/04/01/Testimonio%3A-Parigi-16/03/2008-Salon-du-Livre</link>
    <guid isPermaLink="false">urn:md5:d394a37aeb384e692b306bd62ba4434f</guid>
    <pubDate>Tue, 01 Apr 2008 08:46:00 +02:00</pubDate>
    <dc:creator>BabelParis</dc:creator>
        <category>Trascultura</category>
            
    <description>&lt;p&gt;Pioggia su Parigi. Cronaca di un attentato mancato.&lt;/p&gt;

&lt;div&gt;&lt;embed src=&quot;http://www.imageloop.com/looopSlider2.swf?id=d3e6d34f-0f7e-140f-a5ff-0015c5fd2ed5&quot; type=&quot;application/x-shockwave-flash&quot; quality=&quot;high&quot; scale=&quot;noscale&quot; salign=&quot;l&quot; wmode=&quot;transparent&quot; allowScriptAccess=&quot;always&quot; flashvars=&quot;c=01,01,02,01&quot; width=&quot;425&quot; height=&quot;325&quot; style=&quot;width:425px;height:325px;&quot; &gt;&lt;/embed&gt;&lt;div style=&quot;width:425px;padding-top:3px;&quot;&gt;&lt;a href=&quot;http://www.imageloop.com/setuplooop.htm&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://www.imageloop.com/_img/bt_myo_new.gif&quot; border=&quot;0&quot; style=&quot;display:inline&quot;&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href=&quot;http://www.imageloop.com/slideshow/d3e6d34f-0f7e-140f-a5ff-0015c5fd2ed5&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://www.imageloop.com/_img/bt_vap_new.gif&quot; border=&quot;0&quot; style=&quot;display:inline;vertical-align:top;&quot;&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;    &lt;p&gt;Une heure avec David Grossman, l’evento al quale avrei voluto assistere in questo 28 Salone Del Libro Parigino, era previsto per le 18. Alle 17 ero ancora sulla RER B diretta a Cité Universitaire. Per fortuna il tram che passa proprio di lì va dritto dritto a Porte Versailles. Una folla di gente sembra aver avuto la mia stessa idea. Tutti verso Paris Expo che in questi giorni ospita diverse iniziative tra cui le Salon Du Livre. Una volta scampata alla ressa del tram mi dirigo verso l’entrata. Dopo un po’ mi rendo conto di andare contro corrente, tutti escono. Ma perché? Sento dire che non si può entrare, anzi è il caso che tutti confluiscano verso la sortie: “Per oggi signorina dovrà rinunciare alla sua passeggiata letteraria” mi risponde un poliziotto dagli occhi sorridenti. Se fosse successo in Italia…panico più totale, psicosi da suicidio collettivo, senza dubbio. Una signora di mezza età incrocia per caso il mio sguardo e come per rispondermi mi dice ‘sa’ forse c’è una bomba’ con lo stesso tono di chi dice “sa’ forse oggi ci sarà pioggia su Parigi, almeno così dicono le previsioni”. Consapevole che qualcosa sarebbe potuto effettivamente esplodere proprio in quel momento sotto i miei piedi, mi sono ritrovata a seguire pazientemente e ragionevolmente le indicazioni delle forze dell’ordine. La metro era stata chiusa per precauzione. Ho evitato di prendere il tram, se fossi stato un terrorista avrei messo la bomba proprio lì, dove migliaia di persone si accalcavano per tornare a casa dopo aver assistito, o almeno tentato di assistere, a quella che è o dovrebbe essere soltanto una manifestazione culturale. E così con il giornale sotto al braccio e con il mio ombrellino color pastello, che audacemente ancora resiste al vento parigino di questi giorni,&amp;nbsp; soprattutto con tanta amarezza mi sono allontanata da Porte Versailles. Dopo un’ora l’allarme era rientrato, ma io ero già lontana con una crepe in una mano e nell’altra il mio piccolo stradario che mai, in questi primi 15 giorni di Erasmus parigino, è stato utile come oggi. La manifestazione terminerà il 19 marzo. Molte sono le iniziative ancora in programma. Molte le polemiche sollevate da coloro che contestano il ruolo svolto da Israele o per meglio dire (o per lo meno credo che sia giusto dire) dalla letteratura israeliana in questo evento culturale…Ho sentito dire che nei prossimi giorni il tempo migliorerà in città e che un timido sole primaverile riscalderà i tetti di Parigi, almeno così dicono le previsioni…&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;F. A.&lt;/p&gt;</description>
    
    
    
          <comments>http://paris.cafebabel.com/it/post/2008/04/01/Testimonio%3A-Parigi-16/03/2008-Salon-du-Livre#comment-form</comments>
      <wfw:comment>http://paris.cafebabel.com/it/post/2008/04/01/Testimonio%3A-Parigi-16/03/2008-Salon-du-Livre#comment-form</wfw:comment>
      <wfw:commentRss>http://paris.cafebabel.com/it/feed/rss2/comments/450</wfw:commentRss>
      </item>
    
  <item>
    <title>Scrivete bene?</title>
    <link>http://paris.cafebabel.com/it/post/2008/03/31/Scrivete-bene</link>
    <guid isPermaLink="false">urn:md5:a25729269ad2c0040e0758404708e85b</guid>
    <pubDate>Mon, 31 Mar 2008 08:00:00 +02:00</pubDate>
    <dc:creator>BabelParis</dc:creator>
            
    <description>&lt;strong&gt;&lt;img style=&quot;margin: 0 auto; display: block;&quot; alt=&quot;&quot; src=&quot;http://paris.cafebabel.com/public/paris/cafebabel_RGB_fr_paris.jpg&quot; /&gt;&lt;br /&gt;Avete una vena giornalistica, o vi piace semplicemente scrivere, e siete anche europeisti convinti? Allora La Parisienne è quello che fa per voi! La nostra linea editoriale si articola su più fronti:&lt;/strong&gt;&lt;br style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;    &lt;p&gt;&lt;br /&gt;-&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Parlare di Parigi, di quanto sia bella, di cosa succede in città e far morire di invidia tutti gli europei della Terra che non vivono in questa wonderful amazing city. Eccovi un esempio: cliccate qui. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Scrivere di quello che succede in Francia e che potrebbe eventualmente interessare i nostri amici al di là della&amp;nbsp; Manica, del Reno, dei Pirenei e al di là anche di molto più lontano. Il nostro passatempo preferito? Sparlare dei piccoli difetti del nostro meraviglioso paese che tanto bello quanto Parigi (eh sì, la provincia abbassa il livello – scherziamo, amici che abitate al di là del périf!). Eccovi un piccolo esempio: cliccate qui.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Senza dimenticare il ruolo della Francia in Europa (Bruxelles compresa) e la percezione che ne hanno i paesi vicini. Se volete scoprire di cosa si tratta, cliccate qui.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;La scrittura non è il vostro forte, ma sapete parlare?&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se è così, non sentitevi trascurati, La Parisienne ha pensato a tutto!&amp;nbsp; Babel Paris è partner di Radio Campus Paris, una stazione radio studentesca. E ogni giovedì sera, uno dei membri della redazione partecipa al programma quotidiano che si occupa di attualità europea: trattato di Lisbona, Kosovo, Finlandia, etc…Giudicate voi stessi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche se la stagione radiofonica volge ormai al termine, non vi preoccupate, il nostro obiettivo per l’anno prossimo è di lanciare un nostro programma (una volta ogni due settimane), interamente dedicato all’Europa. Se l’idea vi sembra accattivante, unitevi subito a noi!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E poi ci sono ancora 12 sezioni scoperte, possiamo ancora trovarvi un posticino! La radio vi aspetta! &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Avete altri talenti?&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Radio e il Blog sono al momento gli assi portanti della redazione di Parigi, ma sappiate che la nostra squadra è aperta a nuovi progetti. Ci sono già diverse idee in cantiere:&lt;br /&gt;-&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; sviluppare la parte di comunicazione, attraverso partnership per far conoscere l’associazione e reclutare nuovi aderenti a questa grande avventura.&lt;br /&gt;-&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Sviluppare la sezione eventi, attraverso l’organizzazione regolare di dibattiti, conferenze, tavole rotonde sull’attualità europea.&lt;br /&gt;-&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Etc.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Questo è tutto, aspettiamo con impazienza le vostre risposte e le vostre proposte!&lt;/strong&gt;&lt;br style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;&lt;br style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;&lt;strong&gt;A presto nel fantastico universo Europa!&lt;/strong&gt;&lt;br style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;&lt;br style=&quot;font-weight: bold; font-style: italic;&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;L’equipe de La Parisienne,&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;PS: se siete anche interessati a tradurre, non esitate a contattarci! Francese, inglese, italiano, tedesco, spagnolo: ne abbiamo per tutti i gusti!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Traduzione: Laura Bortoluzzi&lt;/p&gt;</description>
    
    
    
          <comments>http://paris.cafebabel.com/it/post/2008/03/31/Scrivete-bene#comment-form</comments>
      <wfw:comment>http://paris.cafebabel.com/it/post/2008/03/31/Scrivete-bene#comment-form</wfw:comment>
      <wfw:commentRss>http://paris.cafebabel.com/it/feed/rss2/comments/443</wfw:commentRss>
      </item>
    
  <item>
    <title>Chirac era un europeista convinto?</title>
    <link>http://paris.cafebabel.com/it/post/2008/03/28/Chirac-era-un-europeista-convinto</link>
    <guid isPermaLink="false">urn:md5:22fe9671a3ef45907983dd35634a879c</guid>
    <pubDate>Fri, 28 Mar 2008 14:00:00 +01:00</pubDate>
    <dc:creator>BabelParis</dc:creator>
            
    <description>&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Nel momento in cui Sarkozy riceve una delle batoste più dure della storia politica francese, la sua discesa nei sondaggi è stata tanto veloce quanto la sua rapida ascesa, i dinosauri effettuano il loro ritorno.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;img alt=&quot;&quot; src=&quot;http://paris.cafebabel.com/public/paris/./.chiracprofil_caricature_zone_t.jpg&quot; /&gt;&lt;img alt=&quot;&quot; src=&quot;http://paris.cafebabel.com/public/paris/./.sarkozy_caricature_zone_t.jpg&quot; /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Image Caricature Zone&lt;/strong&gt; : &lt;span style=&quot;color: black;&quot;&gt;&lt;a hreflang=&quot;fr&quot; href=&quot;http://paris.cafebabel.com/it/post/2008/03/28/www.magixl.com&quot;&gt;www.magixl.com&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Da qualche settimana, in mancanza di folle di gente e sperando di fare il pieno dei prodotti del territorio, Jacques Chirac, il nostro buon vecchio Jaco, ha appena stretto la mano degli espositori al salone dell’agricoltura. Molto lontano dal disprezzo dimostrato dall’attuale presidente della repubblica qualche giorno prima al quale uno dei visitatori ha rimproverato di essere “sporco”, Jacques Chirac si è visto rivolgere tutti gli onori.&lt;br /&gt;Questa specie di ritorno al passato sarebbe potuto essere semplicemente divertente se la stampa non avesse colto la palla al balzo per indicare il ritorno di Chirac nel cuore dei francesi, e anche in quello degli Europei...&lt;br /&gt;&lt;br style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Nostalgici di Chirac &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E vero che alcuni rimpiangono il vecchio capo di stato francese sulla scena internazionale e che i nostri partner europei lasciano a volte trasparire una certa nostalgia per la coppia. Sicuramente meno appassionante di quella formata da Nicolas Sarkozi e Angela Merkel – per la serie, “ti amo” “io no”il duo era piuttosto consensuale. I due ponti avevano il merito di portare l’Europa ma non troppo bruscamente. &lt;br /&gt;Ora, nel momento in cui l’attivismo di Sarkozy richiama qualche paura presso i nostri parner europei, lo stile più tradizonale del suo predecessore viene a volte rimpianto. Lo spirito europeista di Chirac, se poteva essere tacciato di minimalismo aveva almeno il merito della sobrietà.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Sarkozy afferma di essere un europeista convinto (e per prova: la bandiera europea è sempre allineata a quella francese );Chirac, da parte sua, non ha mai mostrato tanto entusiasmo. &lt;/strong&gt;&lt;br style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;&lt;br /&gt;Senza alcun dubbio questa differenza è legata al contesto molto particolare nel quale si trovano oggi l’Unione Europea e&amp;nbsp; ovviamente la Francia, un trattato rinegoziato sulla base di un rifiuto francese, dei referendum sospesi in Irlanda e in Slovacchia, una presidenza francese che si caricherà della messa in opera del nuovo testo del trattato. Accanto a questo, un futuro presidente dell’Unione Europea che si agita, seminando dubbi intorno all’Unione per il Mediterraneo e il PAC, e si appresta ad impegnare le spese pubbliche inconcepibili a dispetto del disequlibrio del budget del quale noi siamo responsabili a Bruxelles.&lt;br style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;&lt;br style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Perchè un tale disamore?Analisi di Valérie Giscard d’Estaing&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da una colonna che le era stata assegnata dal giornale l’Express, Valérie Giscard d’Estaing (VGE per gli amici) minimizza questo disaccordo che si qualifica anche come mancanza di fiducia. Secondo l’iniziatore della convenzione sull’Europa, pigmalione della costituzione europea, &lt;em&gt;“immaginare che questa presidenza permetterà alla Francia di allontanarsi dall’Europa è un contro senso assurdo che rischia di accentuare l’immagine dell’arroganza francese.&quot;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Pur restando discreto quanto alla politica europeista di Sarkozy, l’UDF non nasconde il proprio ottimismo in un’intervista rilasciata al giornale “Point”:”&lt;em&gt;Ci auguriamo che i 500 milioni di Europei possano essergli riconoscenti della cura, della moderazione e del savoir-faire con i quali la Francia troverà delle soluzioni comuni ai problemi di competenza dell’Unione Europea”&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sophie Helbert&lt;/p&gt;</description>
    
    
    
          <comments>http://paris.cafebabel.com/it/post/2008/03/28/Chirac-era-un-europeista-convinto#comment-form</comments>
      <wfw:comment>http://paris.cafebabel.com/it/post/2008/03/28/Chirac-era-un-europeista-convinto#comment-form</wfw:comment>
      <wfw:commentRss>http://paris.cafebabel.com/it/feed/rss2/comments/439</wfw:commentRss>
      </item>
    
  <item>
    <title>Lontano dall’Eurovisione</title>
    <link>http://paris.cafebabel.com/it/post/2008/03/24/Lontano-dallEurovisione</link>
    <guid isPermaLink="false">urn:md5:99b582cf725bd173fa880e675b3a3079</guid>
    <pubDate>Mon, 24 Mar 2008 16:00:00 +01:00</pubDate>
    <dc:creator>BabelParis</dc:creator>
        <category>Trascultura</category>
            
    <description>&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;http://farm2.static.flickr.com/1185/1417268587_5e4c7b6063.jpg?v=0&quot; alt=&quot;&quot; /&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Cannes, fine gennaio. Ogni anno, nello stesso periodo, si rinnova l’appuntamento con il MIDEM, il mercato discografico internazionale dove i contratti si firmano on the spot e i produttori di tutto il mondo arrivano per cercare la perla rara.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Meno conosciuti, invece, sono gli European border breakers award, che la Commissione Europea organizza da circa dieci anni proprio in collaborazione con il settore discografico per promuovere gli artisti al di fuori dei confini nazionali. Dopo aver scoperto il gruppo Tokio Hotel nel 2007, il cantante Corneille nel 1995 o – la ormai first lady francese- Carla Bruni nel 2004, quest’anno il premio è andato alla cantante tedesca Ayo. Che da sola è già un vero melting-pot.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Dalla Nigeria alla Germania via Parigi&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Nata negli anni ’70 vicino a Colonia, oggi abita a Londra ed è prodotta da Polidor France: Ayo rappresenta l’Europa del XXI secolo, che ignora le frontiere e vuole lanciare la sua musica in tutto il mondo. «&amp;nbsp;Mia madre è gitana e mio padre è emigrato dalla Nigeria in Germania, è per questo che non riesco proprio a stare ferma », confessa la cantante al sito &lt;a href=&quot;http://www.lemague.net/dyn/spip.php?article2270&quot; hreflang=&quot;fr&quot;&gt;Le Mague&lt;/a&gt;. «&amp;nbsp;Spero di poter vedere quanti più paesi possibile. Adoro viaggiare e scoprire culture diverse.» La musica non avvicina forse i popoli? Attenta Eurovisione&amp;nbsp;!&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Traduzione di Saveria Arma&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Foto&amp;nbsp;:  Alain DELPEY/FlickR&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;http://www.european-border-breakers.eu/index.html&quot; hreflang=&quot;fr&quot;&gt;European border breakers awards&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;-Johara BOUKABOUS&lt;/p&gt;</description>
    
    
    
          <comments>http://paris.cafebabel.com/it/post/2008/03/24/Lontano-dallEurovisione#comment-form</comments>
      <wfw:comment>http://paris.cafebabel.com/it/post/2008/03/24/Lontano-dallEurovisione#comment-form</wfw:comment>
      <wfw:commentRss>http://paris.cafebabel.com/it/feed/rss2/comments/430</wfw:commentRss>
      </item>
    
  <item>
    <title>Auto in città : alto là !</title>
    <link>http://paris.cafebabel.com/it/post/2008/03/17/Auto-in-citta-%3A-alto-la</link>
    <guid isPermaLink="false">urn:md5:a389f4159898733375ee88fc93be5f94</guid>
    <pubDate>Mon, 17 Mar 2008 13:55:00 +01:00</pubDate>
    <dc:creator>BabelParis</dc:creator>
        <category>Trascultura</category>
            
    <description>&lt;p&gt;&lt;strong&gt;E’ la bestia nera di tutti gli amministratori locali europei. Un tempo simbolo di libertà e di indipendenza, l’automobile, perchè è di lei che si tratta, è ormai nel mirino di ogni politico che si rispetti. Soprattutto nelle grandi città. &lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;img style=&quot;margin: 0 auto; display: block;&quot; alt=&quot;&quot; src=&quot;http://paris.cafebabel.com/public/paris/Embouteillage__Paris__Bernard_Laguerre__FlickR.jpg&quot; /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Nel settembre del 2005, Londra è stata la prima megalopoli a dotarsi di
un pedaggio chiamato &lt;a hreflang=&quot;fr&quot; href=&quot;http://fr.wikipedia.org/wiki/P%C3%A9age_urbain_de_Londres&quot;&gt;London congestion charge&lt;/a&gt;. Tutti i
veicoli devono sborsare £8 (cioè €10,70) per entrare in centro città
dalle 7 alle 18, dal lunedì al venerdì.&lt;/p&gt;
&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Politica “autofobica” in tutta Europa&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;br /&gt;Ken Livingstone, sindaco laburista della capitale britannica e istigatore di questa caccia alle quattro ruote, non ha intenzione di fermarsi qui. Presto entrerà in vigore una tassa di 200 sterline (€268) per i mezzi pesanti più inquinanti. Inoltre, i camion di più di 12 tonnellate non in regola con le norme ambientali europee dovranno pagare una tassa di £1000 (€1340). E questa politica “autofobica” sembra trovare degli emuli in tutta Europa.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ad esempio in Germania, dove dopo Berlino, Colonia e Hannover, sarà il turno di Stoccarda, e ben presto di altre 20 città, di ridurre il traffico urbano. Grazie a degli adesivi verdi, gialli e rossi a seconda del grado di emissioni di CO2 del veicolo. All’inizio di quest’anno, per volere del sindaco di Milano, Letizia Moratti, è stato lanciato il sistema ECOPASS, che dà diritto a chi possiede le auto meno inquinanti di entrare nel centro del capoluogo lombardo in certe fasce orarie (dal lunedì al venerdì, dalle 7 alle 19.30), il tutto sotto il controllo della polizia e delle videocamere.&lt;br /&gt;&lt;br style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;&lt;strong&gt;E Parigi ?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Alla vigilia delle elezioni municipali in Francia, i candidati sindaci di Parigi hanno scoperto le proprie carte. La squadra di Bertand Delanoë (Partito socialista) non vuole accontentarsi dell’effetto Velib. Oltre al potenziamento del trasporto pubblico, il sindaco attualmente in carica ha rivelato uno dei suoi progetti principali : &lt;a hreflang=&quot;fr&quot; href=&quot;http://bertranddelanoe.net/vlog-paris/le-projet-2008-2014/6-defis-prioritaires-pour-paris/la-nouvelle-donne-des-deplacements-libre-choix-pour-circuler-propre/&quot;&gt;l’autolib&lt;/a&gt;, ossia delle rimesse di piccole vetture elettriche. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Françoise de Panafieu (UMP), sostiene il progetto &lt;a hreflang=&quot;fr&quot; href=&quot;http://www.panafieu2008.fr/content/view/86/&quot;&gt;Métrophérique &lt;/a&gt;della RATP. Per migliorare la circolazione fra Parigi e la Banlieue, è allo studio una circonvallazione sotterranea per collegare tutti i capolinea delle metropolitane. La candidata di destra si è anche dichiarata favorevole alla costruzione di autostrade nell’ Île-de-France, ma auspicherebbe prima « una consultazione popolare regionale sulla questione del pedaggio urbano ». &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;E’ da parte dei &lt;a hreflang=&quot;fr&quot; href=&quot;http://www.denisbaupin.fr/index.php?option=com_content&amp;amp;task=view&amp;amp;id=428&amp;amp;Itemid=33&quot;&gt;Verdi &lt;/a&gt;che si sentono i discorsi più radicali. Denis Baupin, capolista e attuale vice sindaco di Parigi con delega ai trasporti e alla circolazione, si impegna a « far diventare a pagamento il Periphérique e le autostrade dell’Île-de-France » , i cui pedaggi serviranno a finanziare i trasporti pubblici della regione. &lt;br /&gt;Una cosa è certa : l’automobile è diventata all’unanimità politicamente scorretta…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-Johara BOUKABOUS&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Traduzione : Laura Bortoluzzi&lt;/p&gt;</description>
    
    
    
          <comments>http://paris.cafebabel.com/it/post/2008/03/17/Auto-in-citta-%3A-alto-la#comment-form</comments>
      <wfw:comment>http://paris.cafebabel.com/it/post/2008/03/17/Auto-in-citta-%3A-alto-la#comment-form</wfw:comment>
      <wfw:commentRss>http://paris.cafebabel.com/it/feed/rss2/comments/419</wfw:commentRss>
      </item>
    
  <item>
    <title>Henri Guaino é un euroscettico ?</title>
    <link>http://paris.cafebabel.com/it/post/2008/03/15/Henri-Guaino-e-un-euroscettico</link>
    <guid isPermaLink="false">urn:md5:37986b0a4459de2b2e8e0347f4d46ef1</guid>
    <pubDate>Sat, 15 Mar 2008 13:11:00 +01:00</pubDate>
    <dc:creator>BabelParis</dc:creator>
        <category>Trascultura</category>
            
    <description>&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Il consigliere speciale di Nicolas Sarkozy non rinnega la sua reputazione di euroscettico. Tale situazione suscita un certo allarme nei dirigenti europei, consapevoli che fra tre mesi la Francia assumerà la presidenza di turno dell’Unione Europea.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Alcuni considerano il superconsigliere di Nicolas Sarkozy come il garante del no del capo dello Stato che ha « votato si’ al trattato costituzionale » e « eletto da un paese che ha votato no ».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I dubbi espressi da Henri Guaino sull’Europa non sono recenti. Il fervente oppositore del trattato di Maastricht li ha già esposti nel lontano 1999 nel dialogo con Daniel Cohn Bendit « La France est-elle soluble dans l’Europe » e nel saggio pubblicato l’anno seguente&amp;nbsp; « L’étrange renoncement ».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sin dall’arrivo al potere di Nicolas Sarkozy pero’, gli attacchi di Henri Guaino contro la Banca Centrale Europea o contro la politica europea sulla libera concorrenza – espressi in un’intervista concessa al Financial Times (10-12-07) – fanno scintille.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Cosa non va in Europa ?&lt;/strong&gt;&lt;br style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;&lt;br /&gt;Al summit europeo tenutosi nel giugno 2007, Henri Guaino, puntando il dito contro la Commissione Europea, ha affermato : “Voi non capite che un giorno tutto questo marchingegno crollerà ».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In effetti, nel suo&amp;nbsp; «La France est-elle soluble dans l’Europe », Guaino afferma di non credere nel progetto europeo cosi’ com’è. Ritiene che « il grande progetto politico ha dato vita a un mostro burocratico che cura solo i propri interessi ».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sottolineando l’assenza di una dimensione politica in Europa, aggiunge : « abbiamo costruito un sistema che é solo un gioco di potere tra burocrazie che non rendono conto a nessuno ». Sono queste delle critiche spesso mosse anche da altri. Ma quel che é più grave in Henri Guaino é che non vede nulla di buono nell’Unione Europea nella sua attuale impostazione,&amp;nbsp; tutto dovrebbe essere ripensato ex-novo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;L’Unione Europea vista come una minaccia per la nazione&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le posizioni di Guaino trovano spiegazione nel suo credo incrollabile nello stato repubblicano e nella sovranità nazionale. Pertanto vede l’Europa come una minaccia, una « spinta volta a liquidare il modello repubblicano ». Sostiene che « non si costruirà niente sull’espropriazione forzata della cultura e del destino di ogni popolo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cio’ spiega anche il suo rifiuto per l’indipendenza della Banca Centrale Europea. Non si sente nemmeno più legato agli impegni europei presi dalla Francia all’adozione dell’euro. In effetti, ha spiegato al Financial Times, la Francia non aveva&amp;nbsp; alcuna intenzione di ridurre la spesa pubblica a breve termine. E’ cosi, non bisogna rispettare alcun impegno budgetario?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Levata di scudi tedesca&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Il dialogo euro-mediterraneo non risolve niente. Al contrario, crea una linea di frattura tra il Nord e il Sud » spiega Henri Guaino in « La France est-elle soluble dans l’Europe ». Henri Guaino ardente difensore dell’Europa mediterranea schierato con Nicolas Sarkozy ? Si’, si’. Ma per difendere il progetto dell’unione mediterranea ha cambiato contenuto. Ora si parla di Unione Mediterranea, l’ira tedesca sulla questione sembra influenzare la Francia e anche i suoi elementi euroscettici…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Traduzione di Anna Maria Sarcina&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;</description>
    
    
    
          <comments>http://paris.cafebabel.com/it/post/2008/03/15/Henri-Guaino-e-un-euroscettico#comment-form</comments>
      <wfw:comment>http://paris.cafebabel.com/it/post/2008/03/15/Henri-Guaino-e-un-euroscettico#comment-form</wfw:comment>
      <wfw:commentRss>http://paris.cafebabel.com/it/feed/rss2/comments/409</wfw:commentRss>
      </item>
    
</channel>
</rss>