E un pò la stessa cosa con la destra francese al potere dal 2002. Preferiscono farci credere che sono cattivi capitalisti allegati al padronato piuttosto che lasciarci scoprire la terribile verità : non capiscono niente a quello che stanno facendo…

 

Prendete gli scioperi degli studenti per esempio. Ok, siamo tutti d’accordo, la legge sull’autonomia è un pretesto, è sopratutto un modo per i sindacati di studenti di insistere dopo la crisi del CPE. E funziona ! Perchè ? Perchè gli studenti sono ancora angosciati per il loro futuro. Perchè hanno l’impressione che il mercato del lavoro è una specie di cittadella imprendibile. All’epoca del CPE, il governo diceva che in realtà lo scopo era di aiutare l’impiego dei giovani, favorire il loro inserimento, e tutti quanti. Non era tutto falso, pero non se la sono cavata bene.

 

Riprendiamo : cosa è successo prima delle manifestazioni contro il CPE ? Le manifestazioni dei tirocinanti ! Quindi al momento al quale parliamo d’impieghi precari, si annuncia una misura che sembra rendere i giovani ancora più precari ! Bravi…

 

Allora cosa avrebbero dovuto fare ? Affrontare i due problemi simultaneamente, moi capitano! Fare un annuncio raggruppato. Da un lato, si crea il CPE, che rendre flessibile l’impiego dei giovani. Dall’altro, si rafforza lo statuto dei tirocinanti. E per questo, bisogna essere preciso:

 

-         Si impone un salario minimo, 50% dello SMIC, dal primo mese di stage.

-         Si registra I contratti di stage all’Ispettorato del Lavoro, che può assicurarsi che un impiego non è continuamente dato a dei tirocinanti.

-         In compenso, si esenta le rimunerazioni di stage da oneri sociali.

 

Queste misure sono in particolare difese dall’UNEF (uno dei sindicati di studenti principale in Francia), che non dice solo stronzate…

 

Quindi, CPE + rientranza dello stage, dove ci porta ? A ridurre l’abisso tra gli studi e il lavoro, tra quello che dipende dalla formazione e quello che dipende dal lavoro.

 

Olivier Blanchard, economista, ha ben analizzato il mercato del lavoro europeo e sopratutto quello francese dimostrando che quello era « dual », cioè che oppone dei lavori molto protetti, in particolare il contratto a durata indefinita francese, e dei lavori precari, stage, contratti brevi, ecc.. (vedere un bel libro : L’Europe déclassée ?, Blanchard, Pisani-Ferry, Wiplosz, Flammarion 2005)

 

Con queste misure, si avrebbe ridotto il dualismo del mercato del lavoro, trasformato lo stage in una vera introduzione al mondo del lavoro e sopratutto valorizzato i giovani laureati. Ma non l’abbiamo fatto, abbiamo preferito rimandare la riforma alle calende greche. Alcuni dirono che alla fine i gruppi economici non tenevano molto al CPE e che la destra le ha servito la zuppa. Possibile. Ma credo che non si tratti di compromissioni. E sopratutto una vera mancanza d’immaginazione e di creatività. E questo è molto più serio.

Alexis Brunelle / Traduzione : Sophie Janod